Fermo alla Camera il disegno di legge di promozione e valorizzazione dei siti materiali L'Italia snobba i tesori culturali dell'umanità. Compresi quelli che ha la fortuna di avere in casa. Il disegno di legge per la tutela dei siti Unesco (quelli materiali, ad esempio il villaggio nuragico di Barumini, che tra l'altro rischia di essere eliminato dall'elenco) è fermo alla Camera. Mentre la Convezione che riguarda i beni intangibili - tra i quali è entrato da poco anche il nostro canto a tenore - non è stata ancora ratificata dal Parlamento. Partiamo da quest'ultima: nell'ottobre 2003, a Parigi, l'assemblea generale dell'Unesco vota la Convenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale. Un riconoscimento che vuole mettere fine a uno squilibrio secolare: infatti i siti della lista da tutelare erano, e sono ancora, di carattere monumentale e materiale e, nella grandissima maggioranza, nei paesi occidentali. «Mentre le espressioni culturali viventi e prevalentemente immateriali del sud del mondo non erano rappresentate», sottolinea Paola Elisabetta Simeoni, funzionaria del ministero dei Beni culturali. Ma a oggi sono una ventina i Paesi che hanno aderito, neppure uno europeo, anzi, neppure uno occidentale. «Stiamo lavorando, ma ancora non sono stati decisi neppure i criteri per le candidature», spiegano dal ministero, «ci vorrà tempo». Nel frattempo, ovviamente, non c'è un centesimo. Ma l'attenzione scarseggia anche per i beni tangibili. C'è un disegno di legge (primo firmatario il senatore di Forza Italia Franco Asciutti) recentemente approvato dal Senato e fermo a Montecitorio che prevede "Misure speciali di tutela e fruizione delle città italiane, inserite nella lista del patrimonio mondiale, poste sotto la tutela dell'Unesco". Contiene fini nobili, come ad esempio studi e progetti, promozione turistica, valorizzazione e riqualificazione dei beni, adeguati servizi e sistemi di mobilità, programmi di diffusione. Purtroppo è ancora soltanto sulla carta.