Se è con protondo rammarico che ora lascio l'importante compito di coordinare le attività della nostra amministrazione miranti alla tutela e alla valorizzazione del pregevolissimo patrimonio culturale e ambientale della nostra isola, conservo la speranza di tornare presto a operarvi». Poco più di un anno fa, Paolo Scarpellini aveva affidato a un comunicato l'amarezza per il trasferimento dalla Sardegna alla Basilicata, dove aveva assunto la direzione regionale della soprintendenza. Ora torna in Sardegna, alla guida della direzione regionali dei beni culturali e paesaggistici. Sostituisce, a partire da lunedì, Antonio Giovanucci che prende il suo posto in Basilicata, dove del resto aveva chiesto di tornare. Romano, 55 anni, due lauree (ingegneria e architettura), Scarpellini è arrivato in Sardegna nel 1997 come soprintendente per i beni ambientali, artistici e storici delle province di Sassari e Nuoro. Nel 2002 è stato nominato soprintendente regionale, distinguendosi anche qui per rigore e professionalità. «Torno con piacere dice per la conoscenza che ho della Sardegna e del suo patrimonio culturale e perché torno a casa, in famiglia». Quali sono le prime emergenze che dovrà affrontare? «I problemi sono un'infinità, sicuramente. Il più impellente è coordinare le attività delle quattro soprintendenze, ognuna delle quali ha un settore di attività specifica, sia come titoli sia come territorio. Anche se coordinarle e armonizzarle, centralizzando alcuni servizi, non sarà semplice, tenendo conto delle risorse ridotte, sia umane sia finanziarie». Questo sul piano dell'organizzazione interna. Ma quali sono le emergenze da affrontare nell'isola? «E' difficile stabilire una gerarchia dei problemi, e aspetto di prendere servizio per avere una visione più chiara. Posso però citare alcuni esempi, come la necessità di accelerare il decollo del parco dell'Asinara, oggi visitato pochissimo. Occorre creare accoglienza, approfittando delle enormi volumetrie architettoniche da recuperare. Penso poi al museo garibaldino di Caprera, al quale vanno restituiti decoro e dignità». Sul fronte dell'archeologia, al problema della tutela si somma quello della fruizione di beni spesso sconosciuti ai più. Il caso delle statue di Monti Prama, scoperte più trent'anni fa e mai esposte al pubblico, è emblematico... Sul fronte della tutela, bisogna adoperarsi per prevenire gli scavi clandestini, ma di ciò si occupano già i carabinieri del nucleo di tutela del patrimonio culturale. Per quanto riguarda la fruizione, dobbiamo operare in stretta sinergia con l'assessorato regionale ai beni culturali. Sul caso delle teste di Monti Prama mi devo informare, ho letto che sono state raccolte nel laboratorio di restauro di Sassari e che è ancora incerta la loro destinazione. Tornando al discorso più generale della fruizione, è anche vero che molte cose sono poche conosciute perché nessuno se ne interessa». L'opera delle soprintendenze dovrebbe essere anche divulgativa... «Certo, e questo rientra tra gli obiettivi che perseguirò. Cominceremo subito con l'apertura di un sito web, dove il nostro patrimonio sarà subito visibile al grande pubblico».