Croci, ostensori, reliquiarì, dipinti, calici, pianete, sculture, arredi lignei e tanto altro ancora. Un patrimonio religioso, storico ed artistico di inestimabile valore che per tre Diocesi lombarde, Bergamo, Vigevano e Pavia, costituisce già un «Museo virtuale». Per le tre Chiese locali si è infatti concluso il lungo lavoro di catalogazione informatica dei cosiddetti «beni ecclesiastici mobili» che entro il prossimo 31 dicembre sarà inoltrato all'apposito Ufficio della Cei, secondo il progetto della stessa Conferenza episcopale in accordo con lo Stato italiano. L'iniziativa si inserisce infatti in un programma di catalogazione che coinvolge le 226 Diocesi italiane. Duplice il valore dell'intervento: strumento di conoscenza, conservazione e valorizzazione di un immenso patrimonio di fede, per lo più sconosciuto e «nascosto» nelle chiese periferiche, ma anche efficace deterrente contro i furti di arte sacra: se un'opera d'arte è catalogata e fotografata, è più difficile piazzarla sul mercato clandestino. Enorme la mole di lavoro per la diocesi di Bergamo, la prima a terminare un anno e mezzo fa l'inventariazione informatica dei beni mobili distribuiti nelle 389 parrocchie del territorio in 1.505 chiese, iniziata nel 1997, che ha impegnato 27 esperti. Qualche numero: 250.000 schede con 280.000 fotografie riferite a circa 320.000 oggetti, di cui 40.700 dipinti, 12.000 pianete, 3.990 calici, tutti di epoca compresa fra il XVI e il XIX secolo. Cinque invece gli anni di lavoro che hanno impegnato l'equipe dell'Ufficio Beni Culturali della diocesi di Vigevano, dove sono state elaborate 26.000 schede informatiche corredate da oltre 28.000 foto. «Da questo lavoro - dice il direttore dell'Ufficio, don Piero Rossi Borghesano - potrebbe arrivare l'imput per allestire un Museo diocesano. Uno strumento per leggere la storia delle nostre comunità e per portare avanti un discorso di catechesi ed evangelizzazione». L'esempio arriva dalla Diocesi di Pavia, che sta realizzando il Museo diocesano nei sotterranei della Cattedrale, affinchè il patrimonio religioso non resti confinato solamente agli ambiti ecclesiali. I numeri delle opere pavesi inventariate sono più o meno analoghi a quelli di Vigevano, con oltre 20.000 schede di beni mobili e circa 30.000 fotografie. «C'è però un problema da risolvere - spiega don Diego Tiraboschi, coordinatore della Commissione diocesana di Arte sacra della Lombardia e dell'ufficio Beni culturali di Bergamo - a livello informatico: occorre adeguare, per quanto riguarda la schedatura, le procedure imposte in modo differente dalla Cei, dalla Regione e dal Ministero».
Beni culturali, il catalogo ora è digitale
Le tre Diocesi lombarde di Bergamo, Vigevano e Pavia hanno concluso il lavoro di catalogazione informatica dei beni ecclesiastici mobili. Il progetto coinvolge 226 Diocesi italiane e si inserisce in un programma di catalogazione più ampio. Il lavoro ha impegnato esperti e ha prodotto un immenso patrimonio di fede, con oltre 250.000 schede e 280.000 fotografie di oggetti come dipinti, pianete, calici e sculture. Il catalogo sarà inoltrato all'Ufficio della Cei entro il 31 dicembre.
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