I principi Torlonia sono furiosi, ogni giorno di più. La collezione non c'entra, almeno non direttamente: non hanno ancora superato lo choc del Nuovo Piano Regolatore che, ad aprile, ha trasformato in «verde pubblico» i dieci ettari di parco della «loro» meravigliosa Villa Albani. II Comune potrà espropriarla, adesso, con un tempo massimo per l'operazione: cinque anni, una «mossa» dell'amministrazione di Walter Veltroni su una scacchiera immobile da decenni. Un caso (per molti) irrisolvibile, quella di Villa Albani e della collezione Torlonia, inseguite da sempre dalle amministrazioni capiotoline, dai sindaci che si sono succeduti. Ora, la battaglia pluridecennale si è appena arricchita di quello che i Torlonia giudicano un affronto: il possibile esproprio di Villa Albani. Loro, i principi Torlonia, più ci pensano più diventano furiosi. È chiaro che tra gli obiettivi del Nuovo piano regolatore del Campidoglio ci siano, oltre alla villa, e a quei dieci ettari di parco da riconsegnare ai romani, anche gli oltre settecento pezzi della collezione. Una partita a scacchi, in qualche modo: il «minacciato esproprio» come una mossa, per convincere i Torlonia a decidere. Rendere fruibile ai cittadini quei dieci ettari di verde, oppure evitarlo, «sdoganando» la collezione. Per i principi, la mossa è stata una sola cosa: una dichiarazione di guerra. Definizione forse non adeguata, visto che la battaglia infuriava da anni: insieme con Villa Albani, la collezione è stata al centro di polemiche. Se ne sono occupati sottosegretari e associazioni come «Italia Nostra», ministri dei Beni culturali e sindaci. Risultato: praticamente nessuno, Villa Albani (e parco) ai Torlonia e collezione chiusa chissà dove, di certo lontana dagli occhi dei romani. Per un periodo fu al Museo della Lungara, poi i Torlonia di quel museo fecero 93 mini appartamenti; chiesero al Comune la possibilità di metterla in un museo, anche. Il Campidoglio propose via dei Cerchi, non se ne fece nulla. E Villa Albani? Si trova in via Salaria, fu realizzata a metà del diciottesimo secolo per volontà del cardinale Albani, nipote di Papa Clemente, e contiene, tra le varie opere d'arte, anche antiche sculture. È circondata da un parco bellissimo, «che ora - disse un mese fa l'assessore Roberto Morassut - i romani potranno godere». Ma ci vorrà tempo, è indiscutibile. Magari meno di quello trascorso fin qui, che è stato decennale. Ma anche per la villa dei principi Torlonia, Villa Albani, la soluzione sembra tutto fuorché vicina.
La "battaglia" per l'esproprio di Villa Albani
I principi Torlonia sono furiosi per il Nuovo Piano Regolatore del Campidoglio, che potrebbe espropriare la loro Villa Albani e trasformare i dieci ettari di parco in verde pubblico. Il Comune potrà espropriare la villa con un tempo massimo di cinque anni. La collezione Torlonia è stata al centro di polemiche per anni, con sottosegretari, associazioni e sindaci che si sono occupati di essa. La villa fu realizzata a metà del diciottesimo secolo per volontà del cardinale Albani e contiene opere d'arte, tra cui antiche sculture. Il parco è bellissimo, ma i romani potranno godervi solo con il tempo, che potrebbe essere inferiore a quello trascorso finora, decennale.
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