Una lettera aperta al Presidente della Repubblica firmata dai trentasette assessori alla cultura dell'associazione Cidac «Le scelte perniciose del Governo umiliano la promozione artistica e l'attività spettacolare» Il taglio del 50 crea problemi alle grandi mostre Il sindaco assicura «Proseguiremo» L'inseguimento non è facile: Paolo Corsini si aggira per le strade del Friuli, tra vallette in cui il segnale telefonico va e viene. Il sindaco è lì per il protocollo d'intesa con Cividale per la valorizzazione delle città longobarde (servizio a fianco). Mentre Corsini insegue questo progetto culturale, sul Corriere della Sera compare una lettera aperta al Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi sottoscritta da trentasette assessori alla cultura del Cidac (Città d'arte e cultura): una è Brescia, città che - non a caso - ha ospitato l'assemblea nazionale di questa associazione. Corsini in Loggia è anche assessore alla cultura. E il suo commento sull'iniziativa è lapidario: «Le difficoltà create dalla nuova Finanziaria, che taglia i fondi utilizzabili dai Comuni, si fanno sentire soprattutto sul versante della Cultura. Brescia sta ottenendo in questi anni significativi risultati: le grandi mostre, in particolare, sono diventate un notevole veicolo di promozione della città. Intendiamo proseguire su questa strada nonostante le scelte perniciose di un Governo che sta umiliando e mortificando la vita culturale del Paese sia sotto il profilo della promozione artistica che dell'attività spettacolare e teatrale». La lettera aperta, riconoscendo a Ciampi il suo impegno per la valorizzazione dei beni culturali, sostiene: «Spesso le difficoltà economiche in cui il Paese versa sono diventate un comodo alibi per tagli insensati e ingiustificati. E se la lotta la lotta agli sprechi è un imperativo morale, prima ancora che economico e politico, non si può sostenere che nelle spese per l'arte e la cultura si annidino sprechi ingiustificati. Noi possiamo testimoniarlo. Nella qualità di assessori alla cultura delle principali città d'arte del nostro Paese, da tempo dobbiamo condurre una difficile battaglia perchè, in tempi di ristrettezza finanziaria, non sia penalizzata la cultura, che rimane il più importante investimento sul futuro d'Italia, delle nostre città. Oggi tutti ci riconoscono che abbiamo fatto un buon lavoro perchè abbiamo reso le nostre città più belle e diffuso semi di coesione sociale. Ciononostante si continuano a falcidiare le risorse per la cultura. E siamo costretti a scriverLe». Nel mirino, in particolare, è il comma 7 dell'articolo 1 che introduce un tetto alle spese per relazioni pubbliche, convegni, mostre, pubblicità e rappresentanza nella misura del 50 per cento della spesa sostenuta nel 2004. Prosegue la lettera aperta: «È singolare, soprattutto dopo la sentenza n 417 del 9 novembre del 2005 della Corte Costituzionale, che lo Stato voglia fissare vincoli relativi a singole voci di spesa dei bilanci delle Regioni e degli Enti Locali violando ancora una volta l'autonomia finanziaria di spesa garantita dall'articolo 119 della Costituzione. Ed è ancor più singolare, signor Presidente, che nel citato comma 7 le mostre vengano associate alle spese per la pubblicità o per le pubbliche relazioni, in manifesto dispregio di tante iniziative, promosse da noi o dagli organi del Ministero per i beni e le attività culturali, che hanno visto la partecipazione di milioni di visitatori italiani e stranieri e che, in molti casi, hanno rappresentato il più bel biglietto da visita dell'Italia nel mondo». Gli assessori concludono assicurando: «Continueremo a fare la nostra parte perche l'Italia non si arrenda a un futuro segnato dal declino del suo patrimonio culturale».t.z.