Un urlo esplode al Teatro Lirico dopo i tagli della Finanziaria: «II nostro futuro è incerto se perderemo i finanziamenti. Non possiamo sopravvivere esclusivamente con la vendita dei biglietti», dicono i sindacati. Sarebbe come pugnalare Carmen per la seconda volta. Ma l'amore e la gelosia questa volta non c'entrano: in questi giorni il Teatro cagliaritano sta combattendo a denti stretti contro la scure della Finanziaria che potrebbe far mancare alla Fondazione qualcosa come quattro milioni di euro. Per parlarne, la Fondazione, su decisione del sovrintendente Maurizio Pietrantonio ha promosso un convegno dibattito che martedì dalle 10,30 coinvolgerà istituzioni (il sindaco Floris, il presidente della Regione Soru), Walter Vergnano, sovrintendente del Regio di Torino), Confindustria. Non ultimo Carlo Fontana, Commissione consultiva del ministero per i Beni culturali. Un convegno che «vuole essere un momento di confronto sulla realtà attuale e sul futuro delle Fondazioni e che coinvolgerà, nel foyer del teatro, i rappresentanti delle istituzioni e quelli del mondo sindacale, «partecipi di questo strategico settore della cultura». Un'occasione per aprire all'esterno. Dietro il sipario, oltre i concerti e le opere, c'è una realtà che conta quasi quattrocento persone. Orchestrali, coristi, tecnici, dipendenti amministrativi, sarti, falegnami, elettri-cisti, truccatori, maschere, hostess, addetti alla biglietteria. Con i tagli sarà difficile capire il futuro. Pietrantonio confida nei numeri di «un bilancio risanato» e nel piano di rilancio: «Sul fronte contabile i risultati sono incoraggianti, abbiamo chiuso in pareggio nel 2004 e nel 2005. Cagliari è un'isola felice, gli abbonati aumentano di anno in anno: un incremento del 10 per cento nel 2004, più 4 per la stagione sinfonica. Quella lirica conferma i 9000. Il totale è di 11.563». Rose e spine. Le spine appartengono a chi desidera un cambiamento di rotta e sogna una riorganizzazione in cui i grandi direttori d'orchestra possano lasciare qualcosa, «invece che battere cassa e scappare», spiegano i sindacalisti. Il dopo Meli potrebbe far ben sperare, ma «gli sprechi ci sono. Chiudiamo un occhio su colleghi pagati tutto l'anno che lavorano solo sei mesi: per sostituirli il Teatro attiva le consulenze. In questo modo chi non c'è guadagna comunque uno stipendio di 2500 euro, premio di produzione, tredicesima e quattordicesima, e da concerti nelle scuole che fruttano 800 euro per 15 minuti di concerto». Ma il nodo centrale resta la Finanziaria. Ed è qui che si snocciola una questione pruriginosa. Si parte dai tagli per arrivare alla gestione dei contratti, «ad accordi extrasindacali decisi fra le quattro mura di un ufficio». Pietrantonio replica: «Le preoccupazioni dei dipendenti sono fisiologiche, ma i problemi vanno discussi nelle sedi opportune».