ROMA. Mezza pagina a pagamento sul Corriere della Sera per rendere pubblica una lettera al Presidente della Repubblica contro la Finanziaria che «falcidia le risorse per la cultura». L'iniziativa è di 37 assessori alla cultura delle principali città d'arte d'Italia che si rivolgono a Ciampi perché, scrivono, «in questi ultimi anni non ha mai smesso di ricordare al Paese che i beni culturali rappresentano non solo la nostra memoria storica, la nostra identità, ma una straordinaria risorsa per la nostra competitività e il nostro prestigio internazionale». Un invito ad investire nella tutela del patrimonio artistico, quello di Ciampi, che non sempre è stato raccolto, sottolineano gli assessori. «Le difficoltà economiche in cui il Paese versa - proseguono - sono diventate un comodo alibi per tagli insensati e ingiustificati». E a questo proposito segnalano a Ciampi «l'ennesima ingiustificata iniziativa». La Finanziaria 2006, al comma 7 dell'art 1, «introduce per le pubbliche amministrazioni un tetto alle spese per relazioni pubbliche, convegni, mostre, pubblicità, e di rappresentanza, nella misura del 50 della spesa sostenuta nel 2004». Gli assessori giudicano «singolare», «che lo Stato voglia fissare vincoli relativi a singole voci di spesa dei bilanci delle Regioni e degli Enti locali violando, ancora una volta, l'autonomia finanziaria di spesa garantita dall'ari 119 della Costituzione». «Ed è ancora più singolare - proseguono- che nel comma 7 le mostre vengano associate alle spese per pubblicità, o per le pubbliche relazioni, in manifesto dispregio di tante iniziative, promosse da noi o dagli organi del Ministero per i Beni e le attività culturali, che hanno visto la partecipazione di milioni di visitatori italiani e stranieri e che, in molti casi, hanno rappresentato il più bel biglietto da visita dell'Italia nel mondo». «Signor Presidente - concludono gli assessori - siamo certi che Lei condivida le nostre preoccupazioni e che vorrà autorevolmente intervenire perché questa norma, così com'è, non diventi legge dello Stato. Noi continueremo a fare la nostra parte perché l'Italia non si arrenda ad un futuro segnato dal declino del suo patrimonio culturale». Tra i firmatari, oltre ovviamente all'assessore veneziano Parenzo, anche i suoi colleghi di Padova, Verona, Vicenza, Trento e Trieste.