L'INDAGINE FURTO in casa della famiglia di Luigi Vollaro, detto il «califfo», padrino della camorra nella zona vesuviana. I ladri hanno portato via da un'abitazione di Ercolano 120 tele, alcuni pezzi di argenteria e bambole di porcellana. Sul raid indagano polizia e carabinieri. Rubata la collezione del boss II furto nella villa dei Vollaro: sparite 120 tele, argenteria e bambole di porcellana Alle pareti quadri dell'800 e di contemporanei Ma non si esclude neanche un saccheggio simulato II figlio del «califfo» ha raccontato che la famiglia voleva regalare un'opera di Botticelli a un magistrato ERCOLANO. Una fortezza, a vederla dalla strada, la panoramica via Benedetto Cozzolino. Una costruzione stile bunker, come nelle regole di chi deve vivere protetto, di chi è sempre stato un padrino, uno che ha contato e conta in certi ambienti: la casa del boss di Portici, Luigi Vollaro, per tutti conosciuto con il soprannome di «'o califfo». Un nome che evoca terrore. Eppure la casa del boss è stata violata, visitata dai soliti ignoti, topi d'appartamento che l'hanno ripulita di quadri e pezzi di argenteria. I ladri sicuramente non hanno pensato di leggere il cognome sul citofono: benché assalito dal tempo e dall'umido, si legge chiaro «Vollaro». Che a Portici-Ercolano significa una sola famiglia, quella del patriarca Luigi, detenuto nel penitenziario di massima sicurezza di Parma e che diffìcilmente ritornerà libero nei prossimi anni. I malviventi violano il santuario, entrano forzando una porta-finestra in metallo. Di antifurti nemmeno a parlarne: non c'è bisogno: l'antifurto è il cognome. E bastato quello per far stare alla larga, da sette anni (da tanto tempo la casa è disabitata) le bande di topi d'appartamento che girano nella zona, molto residenziale, a caccia di tesori domestici da portare via. E quella villetta è protetta da un muro perimetrale alto e che corre lungo la strada, al riparo da occhi indiscreti. La banda entra nella notte e gira l'appartamento in lungo e in largo. Alle pareti quadri, tanti. Non è un segreto, d'altronde: la passione della famiglia per l'arte trova riscontro nelle carte processuali, nei verbali del figlio del patriarca, Ciro, passato a ingrossare le fila dei pentiti di camorra. In uno dei verbali disse che aveva disposto di regalare un quadro a un magistrato per ottenere un «occhio di riguardo». Il quadro era un Botticelli. Lo stesso pentito ricordò che intermediatore e destinatario «me lo restituirono, in quanto sapevano che mio padre ci teneva». Le accuse di corruzione non trovarono riscontro, ma di quadri, comunque, come si è visto, la famiglia ne aveva a disposizione parecchi. E dovevano saperlo anche i ladri: ne hanno rubati ben 120, di vari autori, dell'800 napoletano ai contemporanei. Un inventario dettagliato al momento manca. Inoltre, con il sopralluogo effettuato dalla figlia del padrone di casa, mancano all'appello pezzi di argenteria e bambole in biscuit. Il valore, secondo quanto dichiarato dalla donna agli inquirenti - le indagini sono condotte dalla polizia e dai carabinieri della tenenza Ercolano con il tenente Antonio Di Florio - si aggira sui 120mila euro. Una valutazione fatta per difetto, ovviamente. Gli inquirenti lavorano non soltanto in direzione delle bande specializzate in furti di appartamento, ma anche su un possibile furto simulato, proprio per sottrarre alle maglie della giustizia antimafia una cospicua fetta di patrimonio facilmente convertibile in danaro. Ma questa è ovviamente una tesi investigativa tutta da dimostrare. PRECEDENTI IL CLAN DI LAURO La villa con marmi e stucchi Una villa del '700, scoperta a Secondigliano, in via Cupa dell'Arco, durante i giorni della faida. Rappresenta uno dei tesori del boss Di Lauro. Quando i carabinieri fecero irruzione, alcuni mesi fa, all'interno c'erano alcuni operai che stavano eseguendo lavori di ritruttuazione e che si diedero alla fuga. Tre piani con tutti i comfort, ricchi di marmi pregiati, fregi e stucchi. Probabilmente uno dei rifugi del padrino durante i mesi di latitanza. IL CLAN G AL ASSO In casa il trono di Francesco I Una villa stracolma di pezzi di antiquariato. Nel 1989 il blitz nella residenza dei Galasso, in via Nuova san Marzano a Poggiomarino. All'interno il trono appartenuto a Francesco I di Borbone, Nel garage le fuoriserie, tra cui anche Ferrari. Pasquale Galasso, poi arrestato, ha una passione per gli oggetti d'arte. La residenza della famiglia è stata sequestrata ed è attualmente sede della caserma della guardia di finanza. IL CLAN ALFIERI Sul tavolo l'Inferno di Dante Per anni soltanto un fantasma, un capoclan che riusciva a dirigere l'organizzazione senza muoversi dalla sua roccaforte. Quando venne arrestato, nei primi anni Novanta, tra Saviano e Scisciano, Carmine Alfieri stava ascoltando musica classica e sul tavolo del suo nascondiglio c'era l'Inferno di Dante. Anche Alfieri, come Galasso, ha una predilezione per gli oggetti d'arte. Nelle sue abitazioni sono stati infatti trovati quadri di valore. IL CLAN GIULIANO La vasca a forma di conchiglia Stucchi e fregi anche in casa Giuliano, nel cuore del rione Forcella: attico con tavernetta per complessivi quattrocento metri quadrati. Ha fatto, invece, il giro del mondo la foto pubblicata dal Mattino e che ritrae la sala da bagno dei Giuliano con una vasca a forma di conchiglia. In quella vasca vennero immortalati alcuni dei fratelli Giuliano e Diego Armando Maradona, quando giocava con il Napoli.