ROMA - C'è grande movimento intorno al progetto di super-holding che, abbattendo il colossale debito pubblico italiano, potrebbe dare una spinta decisiva allo sviluppo dei Paese. Si tratta, potenzialmente, di un'operazione di dimensioni forse mai viste, dell'ordine delie centinaia di miliardi di euro. Che quindi attira l'interesse delle banche: almeno una decina si stanno facendo avanti, proponendo studi di fattibilità. Ma c'è un punto che sta molto a cuore a Giulio Tremanti, cioè colui al quale spetterebbe di far partire concretamente il piano: l'idea alla base - non si slanca di ricordare il ministro -è fondamentalmente la stessa del 2002, quando fu creata Patrimonio spa. In questo senso non piace troppo, a Via Venti Settembre, l'accostamento con la proposta di Giuseppe Guatino, luminare del diritto amministrativo, già ministro dell'Industria e delle Partecipazioni statali. Patrimonio fu ideata con un obiettivo molto ambizioso: portare alla luce l'enorme attivo del bilancio pubblico italiano, e gestirlo con criteri di mercato così come avviene per il passivo, cioè i titoli del debito pubblico. E in effetti il "portafoglio" direttamente o indirettamente posseduto dalla Repubblica italiana, fatto di immobili ma anche di beni naturali, di concessioni, oltre che di aziende, può essere valutato in una cifra paragonabile con quella del debito. Patrimonio spa avrebbe dovuto valorizzare tutto ciò e in determinati casi avviarne la cessione. Tremonti non riuscì però ad ottenere dal Parlamento per la sua creatura lo status di società contabilmente esterna alla pubblica amministrazione. In questo modo tutto il progetto perse molto senso, ed infatti Patrimonio è rimasta sostanzialmente inattiva. Così come non è mai davvero decollata Infrastrutture SPA, che si avvia ad essere assorbita dalla controllante Cassa Depositi e Prestiti. Se stavolta il nuovo assetto dovesse passare (ma i tempi previsti non sono comunque brevi) allora Patrimonio 2 potrebbe acquisire pezzi dell'attivo dello Stato, emettendo poi titoli in modo da trasferire - di fatto - un bel pò di debito all'esterno del bilancio pubblico. Siccome però il debito è un problema immediato e tangibile (quest 'anno riprenderà a crescere rispello al Pil) restano in pista per il momento anche le dismissioni vecchia maniera.