ROMA Professore, che cosa pensa della Tav in Val di Susa? Si tratta di un tema «di straordinaria importanza economica che riguarda e attraversa fìsicamente tutto il Paese ed è limitativo affrontarlo guardando solo quello che sta accadendo»: questo il parere espresso ieri da Romano Prodi (foto Ansa) di fronte alla platea della Conferenza programmatica dei Ds a Firenze. L'Italia, insomma, «non può rimanere fuori dai corridoi europei che fanno l'Europa unita», ma tutte le opere infrastrutturali devono essere decise con una politica «del dialogo e dell'ascolto con le realtà locali». Per questo il leader dell'Unione ha annunciato che per la seconda metà di dicembre convocherà «i rappresentanti di tutte le Regioni e degli enti locali interessati per avere dal territorio impressioni e suggerimenti che ci mettano al riparo da incomprensioni e tensioni». Poi ha aggiunto: «Mi si chiede di esprimere un parere su quanto sta accadendo. E' un paradosso che lo si chieda più a me che al governo. Lo raccolgo volentieri per due motivi: il primo, perché vedo che al governo non chiedono più niente; il secondo, perché questo dimostra che in questi anni non c'è stato il rapporto con la popolazione, cioè è mancato il sale della democrazia». Infine, il Professore ha sottolineato che nella prossima legislatura «la priorità assoluta sarà finire le opere in cantiere, perché nessuna opera vale nulla finché non viene inaugurata». Le affermazioni di Romano Prodì hanno provocato una serie di reazioni. Sulla questione della linea ferroviaria veloce Torino-Lione l'Italia rischia di «rimanere fuori dalle infrastrutture della Tav e restare così un Paese di serie B. E' questo che vogliamo?» si è chiesto Pier Ferdinando Casini, presidente della Camera, mettendo in guardia sul fatto che se i lavori verranno ancora bloccati, «i francesi la ferrovia la costruiranno sopra l'Italia». Per Adolfo Urso, vice ministro alle Attività produttive, ma anche per il ministro Mario Landolfi, «Prodi fa come Ponzio Pilato: ascolta le ragioni di tutti e non decide». E Mario Tassone, vice ministro ai Trasporti, ha lamentato «un deficit di informazioni tecniche» sicché «ognuno che parla sembra un tecnico, ma fa solo confusione». Il ministro per i Beni culturali, Rocco Buttiglione, ha invitato a non aumentare «nella gente paure che non hanno una base concreta: decidiamoci a fare i sondaggi, unico strumento per sapere se i rischi esistono oppure no», anche perché «le grandi opere sono necessarie ma provocano disagi, però se vogliamo assicurare il futuro dei nostri posti di lavoro dobbiamo anche affrontare questi disagi». Dal canto suo, il ministro per gli Affari regionali, Enrico La Loggia, ha ricordato che quella in Val di Susa «è un'operazione talmente importante e strategica per il nostro Paese che dobbiamo proseguire». Da ultimo, Francesco Rutelli, leader della Margherita, ha dichiarato che la realizzazione dell'alta velocità in Val di Susa «è una scelta già presa, magari la si può migliorare ma va comunque mantenuta», ed Elio Catania, presidente e amministratore delegato della Fs, ha detto che l'Italia ha un «disperato bisogno di alta velocità e capacità, anche per il trasporto merci».
TAV: L'alta velocità è strategica
Ieri Romano Prodi ha espresso il suo parere sulla Tav in Val di Susa, considerandola un tema di straordinaria importanza economica che riguarda l'intero Paese. Ha annunciato di convocare i rappresentanti delle Regioni e degli enti locali per avere informazioni e suggerimenti sul progetto. Prodi ha sottolineato l'importanza di affrontare il tema con un dialogo e un ascolto con le realtà locali. Ha anche affermato che la priorità assoluta nella prossima legislatura sarà finire le opere in cantiere. Le affermazioni di Prodi hanno provocato diverse reazioni, tra cui preoccupazioni sulla possibilità che l'Italia rimanga fuori dalle infrastrutture della Tav.
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