Conferenza stampa lampo dei ministri Buttiglione e Martino. Italia Nostra: «È una beffa». I militari si tengono 700 metri quadrati della Gallerìa d'arte antica Dopo mezzo secolo di braccio di ferro il Circolo Ufficiali delle Forze armate lascerà (ottobre 2006) Palazzo Barberini alla Galleria nazionale d'arte antica. Ma nella sede seicentesca il ministero della Difesa manterrà 700 metri quadrati al piano nobile: comprendenti la Sala del Trono e altri spazi monumentali, il giardino pensile, il ponte progettato da Bernini. Non più per il Circolo, «ma per esigenze di alta rappresentanza del Ministro e dei vertici delle Forze armate». Lo hanno annunciato ieri in una conferenza stampa lampo i ministri Buttiglione e Martino. Fioccano le polemiche: «Accordo beffa». I militari non lasciano Palazzo Barberini. Accordo a sorpresa fra Difesa e Beni culturali, 700 mq restano all' Esercito. Il 6 maggio il ministro per i Beni Culturali Rocco Buttiglione aveva annunciato: «Palazzo Barberini tornerà ad uso esclusivo della città». Proprio così: «Esclusivo», aveva detto. Aggiungendo: Pacta sunt servanda, i patti vanno rispettati. I militari dunque avrebbero lasciato alla Galleria nazionale d'arte antica tutti gli spazi che le spettano di diritto. Era in realtà l'annuncio dell'applicazione di un precedente accordo firmato nel 1997: governo Ulivo, dagli allora ministri per la Cultura e la Difesa, Veltroni e Andreatta. Un accordo che prevedeva che il Palazzo tornasse integralmente alla destinazione, museale, per cui lo Stato italiano lo acquistò nel 1949, liberando così quel capolavoro del Barocco - di Maderno, Bernini e Borromini - dalla coabitazione forzata col Circolo Ufficiali delle Forze armate. Quel patto del '97 prevedeva, militari d'accordo, che al circolo andasse in cambio l'attigua Palazzina Savorgnan di Brazzà, restaurata con parte dei 24 miliardi di lire messi a disposizione (ministero Melandri) con fondi provenienti dal Lotto. Il resto serviva a realizzare la grande Galleria d'arte antica che Roma non ha ancora. Ieri, la notizia. In una conferenza stampa convocata alle 11 di mattina, annunciata meno di un'ora prima e durata 4 minuti e 50 secondi in tutto (come risulta cronometrando il video sul sito del governo) : con i ministri Martino e Buttiglione che annunciano - si legge nel comunicato Ansa - che «Palazzo Barberini viene restituito ai Beni Culturali e il circolo ufficiali sarà trasferito entro ottobre 2006». Secondo l'accordo, siglato a palazzo Chigi, «alla Difesa rimangono solo 700 metri quadrati dello storico palazzo che saranno dedicati a funzioni di alta rappresentanza del ministro e dei vertici delle forze armate». Una notizia attesa mezzo secolo. «Non ci sono domande? Grazie», salutano i due ministri dopo i loro interventi. Poi la stretta di mano, di fronte ai giornalisti presenti in sala stampa a Palazzo Chigi. quelli che di norma seguono la politica. Il circolo dunque lascia (tra un anno). In cambio, «solo» 700 metri quadrati, su 2.900 restituiti, restano alla Difesa per rappresentanza. Ma quali sono questi 700 metri? Da li è partita una richiesta di chiarimenti: parlare con il ministro Buttiglione. con il capo di gabinetto del ministero e visionare il testo integrale del nuovo accordo. Richieste sollecitata 14 volte tramite l'ufficio stampa del Ministero ma rimaste inevase. «Il testo non è disponibile». Nulla di troppo ufficiale neanche sui 700 metri quadrati. Che di fatto corrispondono a gran parte del piano nobile del Palazzo: la Sala del trono, il giardino pensile, il «ponte minante» del Bernini, «più quattro o cinque sale attigue a quella del Trono», ha spiegato Luciano Marchetti, direttore regionale del Mibac. Una conferma che si tratti del piano nobile arriva da Claudio Strinati, soprintendente al Polo museale romano: «L'accordo rappresenta un passo avanti, certo restano in piedi problemi non da poco». Dello stesso avviso Anna Lo Bianco, direttore della Galleria d'arte antica: «Non conosco ancora il testo, ma esprimo preoccupazione per questa convivenza che prosegue e che immagino sarà foriera dì conflittualità». Alcune sale monumentali anche in futuro resteranno dunque inaccessibile al pubblico, e non solo nei giorni in cui si espleterà «l'alta rappresentanza». Funzione peraltro già prevista anche nel vecchio accordo (ma in quello si concedevano alla Difesa 50 giorni l'anno dì utilizzo, concessi dal Mibac compatibilmente con le esigenze del museo). E fioccano le prime reazioni. Italia Nostra: «Accordo beffa. Oltre alla palazzina Liberty, che doveva servire a liberare il Palazzo, la Difesa ottiene di rimanere nel piano nobile e nel giardino. Dalle prime notizie delle agenzie sembrava che finalmente fosse vinta la battaglia. La realtà è ben altra». Giovanna Melandri, ex ministro ai Beni culturali: «Una "buonuscita" esosa quella che il Ministero della Difesa ha preteso per liberare finalmente Palazzo Barberini. Il nuovo accordo stipulato dal Governo Berlusconi fa sì che questa "liberazione" dell'intero Palazzo e la sua restituzione alla funzione museale venga parzialmente ostacolata dalla pretesa, francamente inaccettabile, del ministro della Difesa di concedersi dei "saloni di alta rappresentanza" a titolo permanente e a scapito del sacrosanto obiettivo di restituire tutti i locali alla loro naturale destinazione. Mi auguro che presto intervenga un nuovo Governo più sensibile ai diritti dei cittadini che non alle prepotenze di alcuni». Vittorio Emiliani, presidente del Comitato per la Bellezza: «I militari si tengono dunque il salone centrale più alcune sale contigue. La vertenza dura, si può dire, dal 1932 e purtroppo si conclude con un successo solo parziale per i Beni Culturali. La Galleria avrà finalmente a disposizione quasi 3.000 metri sin qui occupati dal Circolo, ma non potrà disporre di una porzione dello spazio più prestigioso. Come invece prevedeva l'intesa del governo di centrosinistra. Naturalmente, per giustificare l'ennesimo compromesso a favore dell'Esercito, i due ministri invocano le "funzioni d'alta rappresentanza", fin qui estrinsecate in feste, battesimi e matrimoni per i graduati della Difesa».