DOPO mezzo secolo di battaglie, il Circolo ufficiali dal 1965 presente abusivamente nell'ala sud di Palazzo Barberini si appresta a lasciare l'edificio che, nel 1949, era stato acquistato dallo Stato per ospitare la Galleria nazionale d'arte antica. L'atteso trasloco è stato annunciato ieri a Palazzo Chigi dai ministri dei Beni culturali e della Difesa, Rocco Buttiglione e Antonio Martino. Entro un anno, il Circolo ufficiali arretrerà quindi alla fine del giardino dei Barberini, nella palazzina Savorgnan Brazzà: gioiello liberty che era stato destinato a Circolo sin dal 1997 e che è stato restaurato con i fondi del gioco del Lotto proprio per far sì che tutto il magnifico palazzo dei Barberini fosse destinato ad accogliere la ricca collezione statale d'arte. Eppure, non tutti gli ambienti saranno liberati. Settecento metri quadrati, tra cui la Sala del Trono, del palazzo iniziato dal Maderno e dal 1629 proseguito da Bernini e Borromini, rimarranno nelle mani dei militari. Anche se non serviranno più alle feste del Circolo ufficialiche le affittava anche per matrimoni e battesimi «ma a funzioni d'alta rappresentanza del ministero della Difesa e dei vertici delle Forze armate», ha precisato Buttiglione. «Restituiamo Palazzo Barberini alla sua fondamentale funzione museale e contiamo di aprirlo al pubblico rinnovato e ampliato per l'ottobre 2006» ha detto soddisfatto il ministro deiBeni culturali dopo aver ricordato che «2900 dei 3600 metri quadri stanno per essere restituiti». Dal conto rimangono fuori quei 700, preziosi metri quadrati che hanno fatto la felicità del ministro Martino. L'intesa che non rispetta gli accordi presi otto anni fa dagli allora ministri del governo di centrosinistra WalterVeltro-ni (Beni culturali) e Beniamo Andreatta (Difesa) permette infatti al dicastero della Difesa di possedere (la formula è quella della "cessione in uso") fastosi saloni per le cerimonie militari dentro la Galleria nazionale che conserva quadri di Raffaello, Lotto o Caravaggio: è come se i vertici del Pentagono ricevessero generali di altre forze armate tra iquadri e le sculture della National Gallery di Washington. Critiche all'accordo Buttiglione-Martino sono arrivate dalla diessina Giovanna Melandri, che da ministro dei Beni culturali seguìl'awiodeilavo ridi restauro della palazzina Savorgnan Brazzà. E che oggi parla di «buonuscita esosa». La «liberazione dell'intero palazzo ha spiegatoviene oggiparzialmente ostacolata dalla pretesa, francamente inaccettabile, del ministro della Difesa di concedersi dei saloni di alta rappresentanza a titolo permanente e a scapito del sacrosanto obiettivo di restituire tutti i locali alla Galleria nazionale d'arte antica».