Scalini, direttore di uno straordinario patrimonio d'arte dello Stato, avvisa: è emergenza A Firenze migliaia di quadri, sculture, colonne, un portone medievale a rischio abbando. EMERGENZA Se il detto «prima le donne e i bambini» è valido,quando opere d'arte antica stazionano in luoghi precari e rischiano la salute si dovrebbe salvarle in fretta. È buon senso, peccato a volte conti meno di niente. Provocando situazioni grottesche come quella della collezione Bardini. Palazzo Mozzi Bardini a Firenze era dell'antiquario Stefano, poi del figlio Ugo, dal '96 è dello Stato, lì c'è una quantità pazzesca di pezzi, 59 mila, che vanno dal gran dipinto trecentesco al candelabro, mentre oltre 10 mila sono stati messi al riparo altrove. «L'emergenza è un dato di fatto, le condizioni dell'immobile sono precarie per i tetti scoperti, i pavimenti divelti e le infiltrazioni seguite a lavori interrotti», asserisce Mario Scalini, storico dell'arte del Polo museale, responsabile dei "beni mobili" della raccolta sterminata e immensamente caotica. C'è di tutto, dal capolavoro nascosto al pezzo di quart'ordine, occorre valutare, salvare l'indispensabile, servono restauratori. Eppure giovedì 2 dicembre la soprintendente-reggente ai beni architettonici e ambientali di Firenze Paola Grifoni ha scritto a Scalini che, causa le norme di sicurezza dei cantieri aperti, solo lui può entrare nel palazzo, purché abbia un'assicurazione, e nessun altro. Né collaboratori, né restauratori. Forse serve un supereroe. Il palazzo, vicino al Museo Bardini che è comunale, dovrà ospitare al secondo piano e in parte del piano nobile gli uffici per il Polo museale per far posto ai Nuovi Uffizi in via della Ninna dov'è ora la soprintendenza di Paolucci. Per questa fetta i finanziamenti ci sono e i lavori previsti, sotto la soprintendenza ai Beni architettonici. Il che va bene. Invece a oggi non c'è un intervento complessivo in cantiere per i cosiddetti «beni mobili», dai capitelli romani ai cassoni rinascimentali, dagli affreschi ai tessuti preziosi ai dipinti del '300. Si procede con le briciole. Scalini calcola: si dovrebbero stanziare subito due milioni di euro per restaurare almeno i duemila pezzi più importanti, dai quali può sgorgare un intero museo. Il rimanente andrebbe valutato e distribuito in posti adeguati: per farlo serve mezzo milione di euro. Perché rischiano pezzi pregiati come - è solo un esempio - un portone duecentesco già esposto alla mostra all'Accademia «L'arte a Firenze nell'età di Dante». Ricordiamo che altre opere che, sporche, sembravano di poco conto, restaurate hanno dimostrato d'essere parecchio belle. La qual cosa mette ansia: quanti altri tesori ci saranno, là dentro, che neppure immaginiamo? Ultimi recuperati in ordine di tempo sono un notevole ritratto di Domenico Tintoretto (figlio di Jacopo) e, pronti per essere esposti a gennaio a Pechino, tre scomparti del Polittico di San Paolo di Luca di Tommè, del 1374, scuola senese. Fin qui si è salvato il salvabile, come un frontone di camino che Scalini osa e assegna a Donatello e bottega, una scultura di Tino di Camaino, quadri del Sodoma, Guercino, Longhi, Lavinia Fontana, Angelica Kaufmann, armi antiche uniche al mondo. Un altro risultato Scalini l'ha ottenuto da poco. Poiché lo Stato non ha un posto per tanto ben di Dio, le opere restano nel palazzoma verranno spostate in punti più protetti manmano che i lavori procedono: dopo aver sentito il responsabile della collezione Bardini e Paolucci, si spera, come avrebbe stabilito per iscritto il direttore generale per i beni architettonici e paesaggistici del ministero Roberto Cecchi. Settantamila pezzi con Guercino e altri Quanto è grande la Raccolta Bardini? Le opere finora schedate sono 14.143, i pezzi almeno 70mila. Di questi 400 sono alla Villa medicea di Cerreto Guidi (120 quegli esposti), 10mila a Palazzo Serristori, 59mila dentro palazzo Mozzi Bardini, più 600 sculture nel parco. Sono circa 4.800 le sculture (Benedetto da Rovezzano, forse un Donatello e aiuti, Tino di Camaino...) di cui 47 restaurate e portate altrove. I dipinti sono 790, di cui 49 restaurati (Sodoma, Tintoretto, Guercino, Domenichino, la Kauffman, Lavinia Fontana). Restaurati anche circa cento metalli, armi, ceramiche di Andrea della Robbia, Michelozzo e altri. Nel '96 lo Stato ha speso l'equivalente di 250 mila euro per «curare» pezzi che ora valgono un milione emezzo di euro.
Firenze. Chi vuole buttare la collezione Bardini?
Mario Scalini, direttore di uno straordinario patrimonio d'arte dello Stato, avverte che la collezione Bardini a Firenze è in pericolo a causa delle condizioni precarie dell'immobile. Il palazzo, che ospita oltre 59.000 pezzi, tra cui capolavori del Trecento e del Rinascimento, è stato abbandonato a causa dei lavori di ristrutturazione. Scalini chiede di stanziare due milioni di euro per restaurare almeno 2.000 pezzi più importanti e di valutare e distribuire il resto in posti adeguati. La soprintendente-reggente Paola Grifoni ha rifiutato di autorizzare l'ingresso di collaboratori e restauratori al palazzo, a meno che non abbiano un'assicurazione.
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