La polemica, iniziata il 14 ottobre per ottenere il prestito del Seppellimento di santa Lucia del Caravaggio di Siracusa per la mostra "Caravaggio e l'Europa", attualmente in corso a Palazzo Reale a Milano, si è conclusa il 23 novembre con l'ordine di sospendere le indagini scientifiche sull'opera, l'equivalente cioè, tradotto dal gergo ospedaliero, delle dimissioni volontarie del paziente. Il dipinto era infatti stato "ricoverato" all'Istituto centrale per il restauro da un paio di mesi per una serie di indagini scientifiche (misurazioni del pensionamento della tela in rapporto alle variazioni climatiche, valutazioni attraverso indagini non distruttive delle alterazioni cromatiche dei ritocchi). Non sarebbe stato certamente un restauro-spettacolo, al contrario: una persona non esperta avrebbe difficilmente visto la differenza fra il "prima" e il "dopo", anche se la leggibilità dell'insieme sarebbe risultata migliore. Peccato. Anche perché la revisione di questo intervento dell'Istituto (se ne occuparono Brandi in prima persona negli anni Cinquanta e Michele Cordaro, nell'ultimo restauro, condotto tra il 1972 e il 1979) sarebbe stato il punto di partenza di una ricerca che avrebbe successivamente coinvolto altri due restauri "storici", le due tele, sempre del Caravaggio, del Museo di Messina. Insomma, una sorta di check up periodico, già programmato da tempo in accordo con la Soprintendenza siciliana. Check up che, sul dipinto di Siracusa, era appena iniziato e perciò avevo espresso la mia perplessità alla richiesta di prestito, sapendo bene che qualsiasi misurazione scientifica, se interrotta, va reimpostata dall'inizio. Ancora una volta però ha vinto la cosiddetta "valorizzazione" su tutela, conservazione e restauro. È infatti proprio in nome di questo nuovo valore dei tempi attuali che si è preferito spedire a Milano, per la terza volta in un anno, un dipinto di grande formato (cm 400x308) come la tela siracusana, che è in viaggio dall'ottobre 2004 (mostra «L'ultimo Caravaggio», Napoli; mostra «Il Male», Torino). Pazienza. Aspetteremo tempi migliori. Aspetteremo che finisca la "mostromania", malattia di cui la "caravaggiomania", che impone ormai la presenza di dipinti di questo straordinario artista per sancire il successo di qualsiasi mostra, è una forma psico-patologica derivata particolarmente virulenta e per la quale non si è ancora trovato un farmaco efficace. Per carità, non mi si fraintenda, non mi riferisco di certo all'esposizione milanese, dove Caravaggio doveva essere presente per forza e a maggior ragione doveva esserlo alla mostra napoletana, dove era il protagonista. Ma, ecco, per il povero Seppellimento di santa Lucia la tappa a Torino per una mostra tematica sul male era proprio necessaria? D'altronde l'organizzazione della mostra «Il Male» è la stessa di «Caravaggio e l'Europa» ed è probabile che a fine luglio, quando la tela siracusana è stata portata da Torino all'Istituto centrale, non fosse stata ancora decisa la sua presenza a Milano. Chissà, qualche prestito negato e non previsto, succede nelle migliori mostre e deve essere successo anche a questa, se delle 21 opere del Caravaggio previste in un elenco del comitato scientifico del 2003, provenienti da tutto il mondo, a esclusione, si badi, proprio di tutte le opere siciliane del maestro lombardo, ce ne sono in realtà solo 2, anzi 3 con l'arrivo del Seppellimento,"dimesso" in anticipo forzato dall'Istituto centrale. Speriamo che questo sacrificio della ricercaconservazione in favore della valorizzazione sia utile almeno alla mostra milanese, giacché è ormai ufficiale che il principe di Lichtenstein abbia deciso di rinunciare a esporne l'edizione austriaca nel suo palazzo a Vienna. A quanto mi dice il direttore del museo di Lichtenstein, Hans Kraftner, in Austria non sono abituati a organizzare mostre nelle quali l'elenco delle opere è in costante mutamento. Non sono neppure abituati, anzi, sono rimasti scioccati dagli epiteti con cui nella conferenza stampa inaugurale della mostra sono stati definiti i colleghi storici dell'arte direttori di musei. «Caravaggio e l'Europa» si ferma a Milano. Direttore dell'Istituto centrale del restauro