IL CIRCOLO ufficiali dell'Esercito ha occupato Palazzo Barberini per quasi settant'anni, cioè a partire dal 1937, quando il bellissimo edificio di via delle Quattro Fontane, a Roma, era ancora di proprietà privata. Fu inaugurato, il club militare, con gran risalto. Era il 9 maggio e si festeggiava nella Capitale, con fasto particolare, il primo anniversario della fondazione dell'impero. Più tardi, nel 1949, il palazzo fu acquistato dallo Stato, che lo assegnò al ministero della Pubblica Istruzione, di cui allora facevano parte i Beni Culturali. La destinazione definitiva era chiara, quasi ovvia: un museo. Ma i militari, evidentemente a loro agio in una delle più importanti e imponenti dimore del barocco capitolino, cominciata nel 1625 da Carlo Maderno con l'aiuto del Borromini, e compiuta dal Bernini nel 1633, opposero subito strenua resistenza. Come separarsi da riunioni e relax in un ambiente sfarzoso e arioso al tempo stesso, con la bellissima scala a chiocciola, ellittica a colonne binate, del Bernini, e la galleria istituita nel 1895, grazie alle collezioni Corsini e Torlonia, fra le cui gemme si ammira la celebre Fornarina di Raffaello? Palazzo Barberini. Uno dei mille cuori nobili di Roma. Basta ricordare come D'Annunzio lo descrive nel Piacere , durante una delle disperate "fughe" di Andrea Sperelli, innamorato pazzo di Elena Muti, verso il proprio appartamento di palazzo Zùccari, in piazza di Spagna: "... Nella piazza del Quirinale, d'innanzi alla reggia, sonava una fanfara. Le larghe onde di quella musica metallica si propagavano per l'incendio dell'aria. L'obelisco, la fontana, i colossi grandeggiavano in mezzo al rossore e si imporporavano come penetrati d'una fiamma impalpabile. Roma immensa, dominata da una battaglia di nuvoli, pareva illuminare il cielo. Andrea fuggì, quasi folle. Prese la via del Quirinale, discese per le Quattro Fontane, rasentò i cancelli del palazzo Barberini che mandava dalle vetrate baleni; giunse al palazzo Zuccari...". Adesso, finalmente, l'edificio si riappropria (quasi integralmente) della funzione cui lo Stato lo aveva destinato. Nel giro di un anno dovrebbe essere possibile percorrerlo in lungo e in largo eccezion fatta per le aree riservate al ministero della Difesa godendo appieno della collezione d'arte. Via i cartelli visti fino a poco fa: "Palazzo Barberini è in restauro, parte della collezione non è visibile, è possibile accedere esclusivamente al Salone di Pietro da Cortona, alla sala dei Marmi e agli appartamenti del Settecento". Per dare un'idea della lussureggiante quadreria a disposizione del museo, ricordiamo Giuditta e Oloferne di Caravaggio, Cristo e l'adultera di Tintoretto, il ritratto di Stefano IV Colonna del Bronzino, il celeberrimo ritratto di Enrico VIII di Hans Holbein, la Madonna col Bambino di Filippo Lippi, la Fornarina di Raffaello Sanzio, il Narciso del Caravaggio e tante altre opere eccellenti. Scrivono i manuali che i Barberini avevano cominciato ad alienare le loro collezioni già nel Settecento, con le vendite dell'ultima discendente, Cornelia Costanza, sposata a Giulio Cesare Colonna di Sciarra. Poi, le liti ereditarie dei figli, chiamati a dividere le primogeniture Colonna e Barberini, portarono ad una divisione delle collezioni fra i due rami della famiglia, con un accordo stipulato a Parigi nel 1811. Solo nel 1934 si arrivò alla definitiva dispersione delle collezioni, con l'avallo dello Stato. Che, in cambio di un piccolo nucleo in proprietà, rinunciò così alla tutela di una delle più importanti collezioni romane. Bisogna arrivare al 1984 per vedere riportata e risistemata nella sede storica la collezione Corsini, con l'obiettivo di creare a Palazzo Barberini una Galleria Nazionale nel vero senso del termine, dotata di impianti degni dei grandi musei e di tutti i servizi moderni. Sarà la volta buona, ora che i militari hanno riconsegnato alla Cultura la gran parte dell'edificio? Che una certa area rimanga comunque a disposizione del ministero della Difesa ha suscitato non poche reazioni sfavorevoli. Una «buonuscita francamente esosa» commenta Giovanna Melandri, a suo tempo ministro della Cultura, quella «pretesa dal ministro della Difesa per liberare Palazzo Barberini e ottemperare così agli obblighi di un accordo concluso nel 1997. E ancora: «La pretesa di Martino di concedersi saloni di alta rappresentanza a titolo permanente, a scapito della Galleria nazionale di Arte Antica, è inaccettabile. Il Circolo Ufficiali dell'Esercito avrebbe dovuto lasciare tutti in saloni di Palazzo Barberini, trasferendosi integralmente nella Palazzina Savorgnan di Brazzà. Uno scambio più che equo». «I militari si tengono il salone centrale di Palazzo Barberini, quello col grande affresco di Pietro da Cortona?», si chiede il presidente del Comitato per la Bellezza, Vittorio Emiliani. E commenta: «La vertenza va avanti da settant'anni e purtroppo si conclude con un successo soltanto parziale per i Beni Culturali. La Galleria Nazionale d'arte antica - in cui devono da decenni confluire alcune grandi collezioni patrizie romane - avrà finalmente a disposizione quasi tremila metri quadrati sin qui occupati dal Circolo Ufficiali, ma non potrà disporre dello spazio più prestigioso del Palazzo. Come invece prevedeva, meno di dieci anni fa, l'intesa intervenuta fra gli allora ministri Andreatta e Veltroni. Feste, battesimi e matrimoni per i gradi elevati della Difesa troverebbero certo, a Roma, altre possibili sedi "d'alta rappresentanza", liberando il cuore della Galleria Nazionale d'Arte Antica».