L'amministrazione comunale ha organizzato un seminario con urbanisti ed esperti GRAVINA. E' una città dentro la città, il centro storico di Gravina. Con pietre, case, stradine, scalinate, monumenti, grotte, giardini, mura che raccontano la storia dell'uomo e la fatica cui si è sottoposto nel corso dei millenni. Un luogo che va vissuto, che va restituito alla città, che va affidato a chi vuole ritornare a vivere sulle proprie radici. Ecco perché il recupero del centro storico non deve essere un fatto speculativo. E' uno dei concetti forti che è emerso nel corso del seminario di studio sul tema «La tutela e la conservazione dei monumenti e della città storica» organizzato dall'amministrazione comunale con l'Associazione ingegneri e architetti di Gravina, che ha registrato la partecipazione di valenti studiosi di conservazione e restauro del patrimonio storico-architettonico. Altro concetto emerso dal lungo ed approfondito confronto fra studiosi e tecnici riguarda la conservazione del patrimonio che mira a proiettare la città storica nel futuro, alla conoscenza e alla trasmissione della «materia» con tutte le sue stratificazioni che si sono sovrapposte nel tempo, senza le inutili selezioni storiche che molti nostalgici sono abituati a fare. Infatti, sono state evidenziate le differenze tra le metodologie d'intervento che hanno prodotto falsi restauri e quelle concernenti corretti metodi operativi. Per questo Marco Dezzi Bardeschi, del Politecnico di Milano, ha anche evidenziato la necessità di avviare una scuola di specializzazione per valorizzare le tecniche di conservazione. Stella Casiello, dell'Ateneo napoletano, ritiene necessaria un'approfondita ricerca storica quale base indispensabile della conoscenza, per evidenziare l'importanza del monumento che non è costituito dal solo bene architettonico, bensì dall'intero ambiente storicizzato. Per Giuseppe Cruciani Fabozzi, docente a Firenze, è necessario operare con un master plan sul centro storico di Gravina, che si estende su 230mila metri quadrati, ovvero con un piano quadro di respiro più ampio che miri a recuperare ed evidenziare le peculiarità della città, restituendo il giusto rapporto tra natura, paesaggio e tessuto costruito. Accalorato, inoltre, l'intervento del direttore regionale dei beni culturali per la Puglia, Ruggero Martines, che oltre ad approfondire temi tecnici, ha calcato la mano, giustamente, sull'importanza della conoscenza delle ricchezze culturali da parte di tutti, ed in particolare delle scolaresche. Notevoli, inoltre, gli apporti di studiosi, che il sindaco Rino Vendola ha preferito chiamare «scienziati» più che studiosi, tra cui Carlo Blasi dell'Università di Parma, sui cattivi esempi di conservazione di alcuni centri del costa adriatica. Amerigo Restucci dell'Istituto universitario di Venezia che ha proposto la creazione a Gravina, di una sede staccata dell'Istituto centrale del restauro con specifico riferimento allo studio delle calcareniti del Mediterraneo. Infine Ignazio Carabellese e Giambattista De Tommasi, del Politecnico di Bari, si sono soffermati rispettivamente sui centri antichi della Murgia Barese e sulla Cittadella Nicolaiana in Bari. Il seminario, moderato da Michele Mastrodonato, presidente dell'associazione degli ingegneri e architetti di Gravina, si è concluso con un dibattito partecipato e con grande soddisfazione del pubblico presente per l'elevata qualità delle argomentazioni esposte. Il sindaco Vendola ha chiuso il seminario con la battuta «Gravina è una città in cammino, ma con lo sguardo rivolto anche al passato, per creare il luogo della felicità attraverso la riscoperta della propria identità». 02122005 Il tema principale emerso dall'incontro è che il recupero del quartiere non deve essere un fatto speculativo. La conservazione del patrimonio
GRAVINA. La città dentro la città: Tutti al capezzale del centro storico per rianimarlo
L'amministrazione comunale di Gravina ha organizzato un seminario con urbanisti e esperti per discutere la tutela e la conservazione dei monumenti e della città storica. Il tema principale è stato il recupero del centro storico, che non deve essere un fatto speculativo. Gli esperti hanno evidenziato la necessità di avviare una scuola di specializzazione per valorizzare le tecniche di conservazione e di condurre ricerche storiche per comprendere l'importanza del patrimonio. Il direttore regionale dei beni culturali per la Puglia ha sottolineato l'importanza della conoscenza delle ricchezze culturali da parte di tutti, in particolare delle scolaresche.
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