La nuova scommessa dell'architettura romana Viaggio nel cantiere del museo destinato a ospitare le grandi opere d'arte contemporanea Borromini e Bernini, i grandi maestri della curva in marmo, si sarebbero leccati i baffi. Tutte quelle linee morbide che s'intrecciano e si toccano, tutti quei muri che s'inarcano sinuosi, fluidi, senza paura di spezzarsi. Tutte quelle pareti di cemento armato, lisce come pelli di serpenti e grigie come le città del futuro, che si spingono verso il cielo come quinte scenografiche di un teatro avveniristico. Il cantiere del MAXXI, il Museo Nazionale delle Arti del XXI ecolo, sta crescendo a vista d'occhio nel cuore del quartiere Flaminio dilatandosi fra le grandi scommesse dell'architettura romana del presente, l'Auditorium di Renzo Piano, e del futuro, l'Agenzia Spaziale Italiana di Fuksas. Passeggiarci dentro, fra le sterminate distese di tondini già ingrigliati e pronti ad essere annegati nel cemento. Tra le pareti grigie e lisce che custodiranno i tesori della collezione permanente di arte contemporanea e quelli delle esposizioni temporanee, fra le gru gigantesche che roteano fra gli spigolosi palazzi inglobati tra via Guido Reni, via Masaccio e viale Pinturicchio, lascia percepire già adesso la sensazione di mastodontica grandezza che questa nuova porzione di Roma offrirà in futuro. «E' un cantiere estremo. Un cantiere che Italia non si era mai visto. Noi siamo abituati alla cultura della palazzina, qui si parla la lingua dell' innovazione» spiega orgoglioso Pio Baldi, alla guida del DARC, Direzione Generale per l'Architettura e l'Arte Contemporanea e quindi supervisore generale del progetto architettonico dell'architetto anglo-iracheno, strafamoso e strapagato, Zaha Hadid. Il cantiere delle meraviglie. Dove la luce naturale inonderà ogni angolo, penetrando dalla vetrata che farà da tetto a tutti gli spazi espositivi. Dove i passaggi tra i grandi volumi destinati alle esposizioni, le suite alte fino a sette metri e lunghe anche 80, non saranno scalini ma lievi salite o leggere discese a creare una morfologia dell'incanto. «Chi volerà sui cieli di Roma, la notte, avrà la sensazione di vedere dall'alto un'astronave illuminata» aggiunge Baldi. Una lanterna nel cuore della città, che ne segnerà per sempre il profilo. «Una scala di metallo nero, gli scalini di grigliato per permettere la vista sottostante, sarà la "firma" di Zaha Hadid. E nell'area dell'accoglienza un bancone spaziale, in acciaio, inox e cemento». Non un percorso lineare, ma una rete di connessioni, che il visitatore possa esplorare e trovare nuove e diverse ogni volta. «Perché l'arte contemporanea induce ad un consumo diverso rispetto all'arte antica. Più rapido, più veloce, in continua evoluzione. Per questo il Maxxi dovrà macinare mostre temporanee e alternare l'esposizione del migliaio di pezzi della collezione permanente in rotazioni espositive tematiche». Fuori, però, ci saranno gli alberi nella piazza che si creerà dall'intersezione dei volumi di cemento. «Uno spazio urbano di vita - conclude Baldi - in un'area pedonale che prima non c'era e che ci sarà domani, con il Maxxi».
MAXXI meraviglia a rischio
Il cantiere del MAXXI, il Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo, sta crescendo rapidamente nel cuore del quartiere Flaminio a Roma. Il progetto, diretto dall'architetto Zaha Hadid, prevede la costruzione di un grande spazio espositivo con pareti lisce e grigie, che custodiranno le opere d'arte contemporanea. Il cantiere è estremo e innovativo, con la presenza di gru gigantesche e la creazione di un'area pedonale con alberi. Il direttore del DARC, Pio Baldi, spiega che il MAXXI sarà un luogo di innovazione e di consumo diverso rispetto all'arte antica, con mostre temporanee e rotazioni espositive tematiche.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo