Sui fianchi del Monte Pellegrino, sul fronte mare, tre grotte conservano ancora tracce di insediamenti umani. I disegni sulle pareti sono fra le più alte espressioni del Paleolitico. Ma nessuno pensa a difenderli e valorizzarli Solo delle grate li difendono, ma niente che possa evitare vandali, crolli e inquinamento PALERMO. Sui fianchi di Monte Pellegrino, che maestoso domina Palermo, in una delle tante grotte che lo costellano vi sono le tracce d'insediamenti umani risalenti al Paleolitico. Il monte gode di un straordinario patrimonio speleologico, archeologico e paleontologico che ha suscitato fin dall'Ottocento l'interesse dei ricercatori. Si sono scoperte 134 grotte, e in alcune di esse vissero i primi abitanti del capoluogo siciliano. Quelle che ancora oggi portano i segni di quelle antiche popolazioni sono denominate grotte Addaura 1, 2 e 3. Sono situate nel versante della montagne che si affaccia sul mare. Le grotte, d'origine marina, s'incavano nelle pendici Nord del Monte Pellegrino al di sotto di una parete rocciosa. Nel Paleolitico le grotte abitate, forse, dovettero essere molte di più e sicuramente furono intensamente popolate. Lo testimoniano i graffiti disegnati nelle pareti di alcune di esse. Di certo in quel periodo vi fu alle pendici di Monte Pellegrino un insediamento umano piuttosto cospicuo e continuo nel tempo. Studi minuziosi indicano che l'occupazione cavernicola proseguì per tutto il periodo mesolitico. Di questa lunga permanenza umana e della vita che si svolgeva nei pressi delle grotte e all'interno di esse ce ne danno conto sconosciuti artisti che tra i primi al mondo ci hanno tramandato uno spaccato delle loro usanze tribali. Nella grotta 2 si possono osservare sulla parete orientale bellissimi graffiti in cui sono raffigurati 17 persone e 13 animali. Gli animali, quasi tutti equini, sono tratteggiati in maniera realistica, alcuni raffigurati con naturalezza e vitalità, altri sono soltanto abbozzati. In altri compaiono figure umane che compiono forse rituali di cui non sempre si riesce a comprendere il significato. Colpiscono i corpi di giovani nudi che eseguono forse delle acrobazie con intorno sette persone che assistono oppure danzano. Tutti i personaggi hanno abbondanti capigliature e maschere a becco d'uccello. Probabilmente partecipano a una liturgia legata all'iniziazione sessuale o, come pensano alcuni studiosi, assistono al supplizio di prigionieri. I graffiti della grotta 2 sono un patrimonio dell'umanità. Sono coeve a quelle delle grotte di Altamira in Spagna. Ma a differenza delle grotte spagnole i graffiti dell'Addaura non sono preservate e valorizzate. Eppure sono una delle più alte espressioni dell'arte rupestre del Paleolitico esistente in tutto il mondo. Monte Pellegrino ormai inglobato dalle case di Palermo, un tempo si trovava immerso tra aranceti e limoneti. Le grotte sono abbandonate a se stesse da diversi decenni. A difendere i graffiti ci sono soltanto delle grate di ferro. Ma questa sorta di strano confine non si sa sino a che punto possa allontanare eventuali vandali. In ogni caso i graffiti non sono preservati dall'inquinamento e da eventuali crolli. E il risultato di questo stato di incuria inizia a farsi sentire. Gli splendidi disegni rupestri ogni giorno si degradano sempre di più. Qualche ente statale, regionale, provinciale o comunale dovrebbe salvaguardarli e soprattutto valorizzarli. Ma dallo stato di abbandono in cui si trovano è facile dedurre che in tutti questi anni nessuna istituzione si è preoccupata di preservarli alle future generazioni. E' un crimine immenso non preservare un patrimonio che appartiene a tutta l'umanità. In particolar modo è colpevole chi conosce il valore enorme dei Graffiti dell'Addaura e sa, che giorno dopo giorno, si sta perdendo una testimonianza tanto preziosa dell'evoluzione dell'ingegno. Ed è soprattutto chi conosce l'importanza dei Graffiti dell'Addaura, ed ha il potere d'intervenire per preservarli, che dovrebbe far sì che non si degradino sino a distruggersi.