Riportare alla bellezza originaria, grazie al restauro e a una accurata pulizia, alcuni tra i luoghi più suggestivi della città. Sistemare panchine, apporre targhe di riferimento per i turisti, che spesso apprezzano le bellezze di Napoli più di noi stessi. Gli obiettivi individuati per il restyling sono le «pedamentine», tesoro da troppo tempo abbandonato. Ma l'operazione ha anche un significato solidale: a restituire il meritato lustro agli antichi assi urbani, saranno infatti i detenuti che usufruiscono di misure alternative alla pena. Il progetto è ormai esecutivo: dovrebbe partire tra circa due mesi, una volta definito il numero dei detenuti da impiegare (potrebbero essere dieci per ogni progetto, anche per questioni di sicurezza), il tipo di mansioni che dovranno svolgere, l'impiego del personale di sorveglianza. Un'azione dal doppio effetto, il recupero alla collettività di un doppio patrimonio: quello delle pedamentine e quello dei detenuti riabilitati. L'idea nasce da due spinte che andavano nella stessa direzione: un progetto sulle pedamentine della Seconda Università (nato nel dipartimento di cultura del progetto di Architettura con i professori Carmine Gambardella, Sabina Martusciello e Giuseppe Klain) e la volontà del Tribunale di sorveglianza, che ha chiesto la collaborazione della Provincia per elaborare un progetto, che potesse avvalersi di detenuti che usufruiscono di misure alternative alla pena. Il partenariato ha già visto incontrarsi i numerosi protagonisti, riuniti dall'assessore provinciale Giuliana Di Fiore: il Comune di Napoli (l'assessore Ferdinando Di Mezza e i consiglieri Mario Delfino e Giampaolo De Rosa), il presidente del Tribunale di sorveglianza Angelica Di Giovanni, il direttore dell'ufficio esecuzione penale Dolorosa Franzese, il provveditore regionale dell'amministrazione penitenziaria Tommaso Contestabile, il direttore del carcere di Secondigliano, Laura Passeretti e quello del carcere di Poggioreale, Salvatore Acerra. Il censimento svolto dalla Sun - oggi divenuto un dvd e disponibile anche in Internet - prende le mosse da una tesi di laurea di Anna Liliana Mazzitelli sull'analisi di alcune pedamentine napoletane in tre zone: San Martino (salita Petraio, via Pedamentina di San Martino, calata San Francesco, salita Cacciottoli, salita Sant'Antonio ai Monti), Posillipo (via del Fosso, via Ricciardi, discesa Villanova, discesa Gaiola) e centro storico (Pendino di Santa Barbara, Moiariello, calata S.S.Cosma e Damiano). Lo studio, concluso all'inizio del 2005, ricostruisce con fotografie e cartografie la storia delle pedamentine, controllandone anche lo stato di degrado - comprese le opere abusive - ed elabora le possibilità di recupero architettonico e urbanistico e l'eventuale destinazione. «Quando l'amministrazione penitenziaria ci ha contattato - spiega Giuliana di Fiore - mi venne subito in mente quello studio sulle pedamentine, un progetto che però stentava a decollare. Da lì siamo ripartiti». L'intenzione, spiega Di Fiore, «è cominciare dal Moiariello, anche come scelta simbolica: restituire una zona bellissima a un quartiere considerato difficile». Ridare vita a importanti assi culturali e turistici, far comprendere agli operatori quanto si possa investire nel rispetto dell'ambiente. Inoltre il progetto potrà far assumere importanti competenze, in tema di restauro, ai detenuti riabilitati. «L'Università - spiega Gambardella - si candida a scegliere i target, a formare le maestranze e a 'dirigere' i lavori. Ora siamo alla fase del monitoraggio e della preselezione nell'istituto di Secondigliano. Se si comincia presto e si forniscono sicurezze, noi siamo disposti a recitare il proprio ruolo. Sperando che le competenze trasmesse vengano impiegate anche in futuro».
Napoli - Detenuti-restauratori per le pedamentine
Il Comune di Napoli e il Tribunale di sorveglianza hanno deciso di collaborare per un progetto di restauro e recupero delle pedamentine, strade storiche abbandonate. Il progetto, che dovrebbe partire entro due mesi, prevede l'impiego di detenuti riabilitati per la pulizia e il restauro delle strade. L'Università di Napoli sarà coinvolta per la formazione delle maestranze e la direzione dei lavori. Il progetto ha lo scopo di restituire la bellezza originaria alle pedamentine e di promuovere la valorizzazione del patrimonio culturale e turistico di Napoli. Il Moiariello sarà il primo luogo di intervento, seguito da altri quartieri.
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