DIVERSAMENTE dalla «rupe» fermata dal famoso miracolo benedettino, il muro di pietre del 1300 stavolta è franato sulla scalinata sottostante che porta proprio al Sacro Speco, aprendo una voragine di alcuni metri nel piazzale d'ingresso del monastero sublacense. Anche se, come allora, «non ha danneggiato i figli suoi» dice, parafrasando il santo con un certo sollievo, il priore dell'antico cenobio, don Beda Paluzzi. «Ma se il crollo fosse avvenuto in uno dei momenti di maggiore afflusso dei visitatori - aggiunge il superiore benedettino - poteva di certo scapparci il morto». Fortunatamente, invece, il muro di sostegno che cinge l'ingresso e costeggia la scalinata del secolare boschetto dei lecci che conduce al monastero è franato poco dopo l'alba, facendo precipitare i grandi conci di materiale calcareo sui gradini del passaggio pedonale che a quell'ora, ovviamente, era vuoto. Come il piazzale d'ingresso che lo sovrasta, quello che si raggiunge attraverso la piccola rotabile che sale fino al piazzale del torrione: in quel punto, davanti al negozio di souvenir e ai servizi igienici, solitamente si fermano i turisti e le auto in sosta. Ora la parte che non ha ceduto ai colpi dell'erosione provocata dalle piogge ininterrotte di questi giorni è stata transennata dagli addetti dell'abbazia. «Abbiamo chiesto l'intervento dell'ufficio tecnico comunale e della Soprintendenza, d'altra parte quel muro risale all'epoca della fortificazione del santuario, nel 1300 - spiega il priore - e noi temevamo da tempo un suo cedimento. Tant'è che lo scorso anno abbiamo fatto redigere un progetto preliminare per la riqualificazione di tutto l'ingresso. Il progettista aveva rilevato l'assenza della regimentazione delle acque piovane e gli evidenti fenomeni di instabilità del muro. Ma il progetto esecutivo, elaborato dal Ministero delle Infrastrutture per una spesa prevista di circa 450 mila euro, è all'esame della Soprintendenza ai Beni monumentali del Lazio. Che, vista la situazione d'emergenza, mi auguro possa ora accordare una corsia preferenziale a questo intervento». Anche perché il progetto complessivo riguarda il consolidamento dell'intero Sacro Speco, sorto a partire dall'XI secolo sopra la grotta abbarbicata ai 640 metri della roccia del Monte Taleo, dove il giovane Benedetto da Norcia si rifugiò per tre anni di vita eremitica. Una serie di interventi sulle strutture interne, dal costo previsto di circa tre milioni e mezzo di euro, che dovrebbe seguire l'opera di consolidamento statico di cui in questi giorni sono in corso proprio gli ultimi ritocchi (i lavori, finanziati dal Ministero dei Lavori pubblici, sono costati 800 mila euro). Ma all'abbazia sublacense ora preme soprattutto il via libera della Soprintendenza, che tra l'altro sta per procedere al restauro delle pareti del refettorio monumentale con i suoi dipinti, di scuola senese, oltre alla ripulitura della cappella di San Romano e gli affreschi della parete adiacente la grotta del santo (lavori per circa 60 mila euro), almeno del primo lotto riguardante il piazzale d'ingresso. «È un problema d'incolumità pubblica - conclude don Beda - noi abbiamo 300 mila visitatori l'anno e abbiamo bisogno di un migliore e più sicuro accesso al santuario».