La fantasia, questa volta, non c'entra. E nemmeno la speranza, quella che guarda al dialogo interreligioso come chiave di volta capace di rilanciare la pace. No: stavolta il merito è tutto nella traccia. La traccia di un tema: quello sottoposto ai giovani laureati in architettura candidati all'esame per l'abilitazione professionale. Settecento neoarchitetti provenienti da ogni parte d'Italia ai quali la commissione esaminatrice presieduta dal professor Michele Cennamo ha chiesto «l'elaborazione di un'idea-progetto per un centro interreligioso». «Indichi il candidato il proprio contributo verso soluzioni spaziali di convivenza e di dialogo», recitava la traccia. E per rendere più agevole il compito, la commissione ha messo a disposizione dei giovani architetti la presenza di tre colleghi, in qualità di assistenti al controllo, già abilitati alla professione appartenenti ciascuno alle principali confessioni monotei-ste: cattolica, ebrea e musulmana: «per fornire - sottolinea il presidente della commissione -risposte ad eventuali questi specifici posti di volta in volta dagli esaminandi». Una bella prova, insomma, con una traccia decisamente a sorpresa. 0 forse non più di tanto. Chi ha seguito nelle scorse settimane il dibattito aperto con le polemiche legate alla localizzazione di una «nuova grande moschea» che dovrebbe sorgere in via Milano, nel popoloso quartiere del Vasto, non si.sarà meravigliato più di tanto. Da un lato l'imam Amar Abdallan della moschea di corso Arnaldo Lucci, portavoce dei bisogni di una comunità che cresce e fibrilla di anno in anno e che invoca un luogo di culto dignitoso; dall'altro un sacerdote - don Giovanni Moscarito, parroco di Santa Maria del Buon Consiglio, la chiesa che si trova proprio in via Milano - che si era reso promotore di una petizione contro il sorgere della nuova moschea negli ex locali dell'Enel (la petizione, in verità, è stata sospesa qualche giorno fa dopo l'incontro chiarificatore tra i due ministri di culto). Oggi una nuova casella di questo mosaico multietnico viene riempita e il merito è tutto degli architetti, che con i loro elaborati riusciranno (si spera) a imprimere il colpo d'oli necessario a far volare alto il dibattilo culturale sulla città «delle religioni». Vedi alla prola convivenza. Sinagoga, moschea e chiesa come luoghi di preghiera e della memoria: quella dedicata a tutti i caduti del terrorismo internazionale.
Gli urbanisti alla prova di religione
La commissione esaminatrice per l'abilitazione professionale di 700 giovani architetti ha chiesto loro di elaborare un'idea-progetto per un centro interreligioso. I candidati hanno avuto la possibilità di consultare tre colleghi abilitati alle principali confessioni monoteiste: cattolica, ebrea e musulmana. La traccia ha richiesto di indicare il proprio contributo per soluzioni spaziali di convivenza e di dialogo. Questo esame è stato organizzato per promuovere il dialogo interreligioso e la convivenza. I risultati saranno utili per la localizzazione di una nuova moschea nel quartiere del Vasto, a Milano, e per la costruzione di una sinagoga e una chiesa.
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