RAGUSA - Hanno scoperto, smontato pezzo per pezzo e cercato di rivendere in Germania un pavimento in mosaico di età romana, risalente al periodo compreso tra il IV e il VII secolo dopo Cristo. Protagonisti due vittoriesi e un gelese, arrestati dalla polizia di Monaco di Baviera insieme ad un compratore di origine ungherese, addosso al quale la polizia tedesca ha trovato ventimila euro. Mentre in Germania il procedimento penale va avanti (gli indagati, però, sono stati, nel frattempo, rimessi in libertà), il mosaico sbriciolato (in totale 47 chili di pezzetti) è rientrato in Italia e ieri mattina è stato consegnato dai carabinieri nel Nucleo tutela del patrimonio culturale di Palermo alla sovrintendente di Ragusa Maria Cilia Platamone. Il rientro in Italia del pregevole mosaico è stato reso possibile da una rogatoria internazionale richiesta dalla Procura di Ragusa, che, da circa un anno, coordina le indagini condotte dai militari del Tpc e dai colleghi del comando provinciale di Ragusa. Adesso, l'obiettivo è ricostruire il manufatto, anche se l'impresa appare titanica. La Soprintendenza è, comunque, fiduciosa perché, caso forse unico, i tombaroli hanno scattato numerose fotografie del reperto e, in un caso, uno di loro si è fatto ritrarre mentre calpesta il pavimento romano scoperto e trafugato in una campagna di contrada Cozzo Cicirello in territorio di Acate, nei pressi del fiume Dirillo. La scoperta è stata fatta dalla polizia tedesca, che teneva sotto controllo sia i tre siciliani sia l'ungherese, tutti conosciuti in Germania perché coinvolti in traffico di reperti archeologici. Proprio le fotografie scattate dai tombaroli hanno consentito ai carabinieri di scoprire il luogo in cui è stato scoperto il pavimento in mosaico. Ma non è stata impresa facile: «Siamo partiti - ha spiegato il capitano Giuseppe Marseglia - dai fichi d'india e dall'aspetto dell'area circostante che si vedeva nelle foto. Quindi, con rilevazioni aeree, siamo riusciti a restringere l'area. Grazie alla conoscenza del territorio della Sovrintendenza, infine, abbiamo appurato che il mosaico era stato trovato in contrada Cozzo Cicirello». «E' un percorso conosciuto - ha poi chiarito l'architetto Domenico Buzzone della Sovrintendenza di Ragusa - perché collegava, via valle, Gela con Siracusa. Conoscevamo il percorso, ma non il sito. E' probabile, vista anche la vicinanza del fiume Dirillo, che lì sorgesse una villa o un casale romano». I tre indagati, accusati di traffico internazionale di reperti archeologici, hanno lavorato parecchio tempo per portare alla luce il mosaico policromo, molto simile a quelli ospitati dalla villa del Casale a Piazza Armerina. Poi, non avendo la necessaria pratica per smontarlo, lo hanno di fatto sbriciolato. I diversi sacchi con i pezzetti del mosaico sono adesso nelle mani della Sovrintendenza, il cui personale dovrà prepararsi a risistemare un puzzle molto complesso. I carabinieri hanno parlato di «atroce distruzione un importantissimo mosaico romano».