Allarme cultura. Lo lancia Massimo D'Alema, presidente dei Ds, all'ultimo degli incontri che Ds ed Unione hanno organizzato prima della Conferenza programmatica di Firenze. Obiettivo fondamentale di un governo di centrosinistra, ha detto D'Alema, «puntare ad una maggiore diffusione del consumo culturale, senza il quale la società rischia una spaccatura orizzontale, perché nel nostro Paese esiste una concentrazione classista dei consumi culturali più che in altri Paesi europei». «Oggi - ha accusato - siamo di fronte ad un imbarbarimento: lo Stato non garantisce, come dovrebbe, il patrimonio culturale». La crescita culturale delle persone «è essenziale per governare le nuove sfide del futuro: chi non legge libri o giornali partecipa in modo distaccato alla vita pubblica». Su questo, denuncia, «riscontriamo ancora una debolezza, una drammatica debolezza del mercato nazionale del consumo della cultura». Sacrosanta la protesta contro i tagli al Fus (Fondo unico per lo spettacolo) e ai Beni culturali, decretati dalla Finanziaria, ma «il danno più grave, anche se il meno visibile causato alla cultura dal governo è quello della riduzione della spesa ordinaria», perché ha creato una sofferenza enorme in tutta l'amministrazione della cultura. «Il governo di centrodestra insiste - ha condotto un'azione contro l'amministrazione pubblica in tutti i comparti, una politica che non ha prodotto razionalizzazione ma meno efficienza e più sprechi». Assicura: «I ricercatori, chi lavora negli archivi, nelle sovrintendenze, nel ministero, sappiano che siamo consapevoli del loro ruolo di frontiera. Quando andremo al governo, ci faremo carico dei loro problemi». «La cultura - aveva detto la sen. Vittoria Franco, responsabile ds del settore - dev'essere fattore di sviluppo sociale, civile, economico, non strumento di profitti privati, ma investimento per il futuro del Paese». «La cultura - ha insistito, lanciando la proposta condivisa dall'Unione di poter destinare al comparto l'8 per mille e una parte degli introiti del lotto - può creare ricchezza nelle città e sul territorio, se si sostengono politiche integrate e concertate tra Stato, autonomie locali, istituzioni e imprese: ogni euro investito in cultura ha una ricaduta sulle città, secondo una ricerca del comune di Torino e dell'Università, di 21 euro». Strumento di questa politica, il distretto culturale. Per i ds, investire in cultura, significa anche investire in innovazione tecnologica, di cui non possono fare a meno cinema, musei, archivi, il restauro. «Basta con regole scoordinate ed interventi a pioggia - ha precisato Franco- basta anche con la frettolosa gestione dell'emergenza: serve una visione di sistema che colleghi strategicamente il settore all'interno dell'economia, della crescita territoriale e della vita delle comunità». Affollato il convegno. Molti gli interventi di assessori, studiosi, docenti universitari.