Il mercato clandestino d'arte si alimenta in Irak: almeno due casi clamorosi mettono a rumore gli "addetti ai lavori". «Dopo la guerra del '91», dice Giuseppe Proietti, «il centro scavi di Torino ha costituito una banca dati di 800 oggetti, spariti da Bagdad e dintorni; la possiedono anche i carabinieri italiani del generale Zottin. E due di quei reperti, due statuette in rame provenienti da Kirkuk, si diceva al summit di Parigi, sarebbero ormai a New York: al Metropolitan museum, dove sarebbero state riconosciute da due studiosi». Ma ancora più incredibile quanto è accaduto a John Russell, che insegna a Boston e ha lavorato sul palazzo di Sennacherib, a Ninive, sotto la direzione dell'inglese David Stronach, che però insegna a Berkeley, negli Usa: nel 1990, ha fotografato tutti i frammenti del palazzo, anche i più piccoli; e cinque anni dopo, ad un congresso a Helsinki, Finlandia, un inglese lo avvicina: gli mostra delle immagini e si offre di vendergli proprio alcuni dei frammenti che lo stesso Russell aveva fotografato anni prima.