MILANO Lo scavo archeologico a Tebtynis (Egitto), eseguito da una missione franco-italiana e sotto la direzione dell'Università Statale, non cessa di dare scandalo. Dopo che è stato rilevato e più volte denunciato il trattamento neocolonialista a danno degli operai (bastonati e sottopagati), un'indagine meticolosa e inconfutabile mostra il grave e inammissibile ritardo nelle pubblicazioni scientifiche. I lavori archeologici sono partiti nel 1988 ma a tutt'oggi solo due monografie scientifiche risultano edite: la prima, a cura principale di Gisèle Hadji-Minaglou, riguarda il settore archeologico con gli edifici venuti alla luce nelle prime due campagne (in particolare il santuario di Iside Thermoutis); la seconda, realizzata da Vincent Rondot, presenta le diverse fasi evolutive del tempio del dio coccodrillo Sobek, per altro studiato da un gruppo a parte rispetto ai lavori principali. Per giunta si tratta di due studi ad opera di ricercatori francesi a testimoniare la letargia e - verrebbe da pensare - le modeste capacità scientifiche degli italiani impegnati nello scavo a Tebtynis. In grave ritardo sono le pubblicazioni riguardanti gli altri settori dell'antico abitato; in ritardo ancor più colpevole versano le monografie sui numerosi oggetti in ceramica, in vetro, in osso, in cuoio o pelle, in metallo, in legno. In particolare chi scrive ha contribuito alla preparazione del "corpus" e delle tipologie dei manufatti in legno e le bozze sono pronte da anni, ma per qualche motivo incomprensibile tardano a uscire. Gli amministratori della Statale, che ogni anno finanziano la missione di Tebtynis con i soldi del contribuente, o gli eventuali sponsor privati, non si prendono la briga di controllare come venga impiegato il loro denaro? Lo scandalo più grosso è però costituito dai papiri. Finora sono stati trovati più di diecimila frammenti in lingua greca e in alfabeto demotico (alfabeto che esprimeva l'antica lingua dei faraoni). Ebbene, di questi nessuna raccolta organica, nessun volume scientifico, solo una decina scarsa di documenti, sparpagliati in riviste del settore. Ricordiamo che il decennale lavoro che ha portato alla pubblicazione dei 600 versi inediti del poeta ellenistico Posidippo (comprato dalla Statale nel 1991 per diverse centinaia di milioni delle vecchie lire) ha in più punti rivelato uno scarso valore scientifico. Si rimpiangono i tempi in cui la Papirologia in Statale era interamente gestita dalla lucida intelligenza di un luminare come Achille Vogliano, solerte e perfetto nelle edizioni dei testi, che lui stesso trovava in Egitto, e alla testa di allievi entusiasti nel confrontarsi con i tesori dell'antichità classica.