Voluti dal forzista Aracu quando la Cdl governava in Abruzzo, Del Turco guida i "dissidenti": "Più che un grande evento, rischiamo il flop" PESCARA Na' tazzulella e cafè. Nella bellissima gara di finanza creativa che in questi giorni si è aperta in Abruzzo in vista della realizzazione dei Giochi olimpici del Mediterraneo del 2009, la tassa sul caffè, cinque centesimi da versare al bancone del bar, è finora una proposta stimata come molto seria e anche tecnicamente fruttuosa. Sono giornate memorabili per Pescara. In città è finalmente in visita la delegazione ufficiale del comitato internazionale dei Giochi, guidato dall'algerino Amar Addadi. Deve verificare lo stato di attuazione delle grandi opere finalizzate all'ospitalità di circa quattromila atleti provenienti dai Paesi che si affacciano sul Mediterraneo e che nel 2009 per una decina di giorni si sfideranno in numerose discipline sportive. Come spesso accade in Italia, la candidatura della città di D'Annunzio si deve all'abilità di pochi. In questo caso alla passione e alla tenacia dì un solo uomo: Sabatino Aracu, deputatodi Forza Italia e sportivo di lungo corso, presidente della federazione nazionale di pattinaggio. Aracu, volendo per il suo Abruzzo un palcoscenico di rispetto e di peso, tre anni fa candidò Pescara a sede di queste gare. Nel voluminoso dossier che stampò a sue spese non tralasciò alcun dettaglio e realizzò un'offerta impossibile da rifiutare. Se gli spagnoli di Almeria avevano appena speso cinquanta milioni di euro per garantire servizi e locations delle gare lì effettuate, gli italiani di Pescara avrebbero messo sul tavolo una cifra superiore di ben quattro volte. 200 milioni di euro e una serie sconvolgente di impegni; impianti tutti perfettamente a norma, nuove bretelle stradali, ponti e passi, cittadelle dello sport, appartamenti in uso gratuito. Se vince Pescara, non ci sarà da preoccuparsi di nulla: ogni ospite avrà gratis un appartamento, almeno 25 metri quadrati, e una colazione, un pranzo e una cena già pagati. Quando il documento giunse in mano ai gestori internazionali dell'evento, non ci fu storia. Pescara l'outsider schiacciò ogni ragionevole concorrenza. Ridusse l'offerta della greca Patrasso a una miserevole proposta, cancellò dall'elenco delle candidate il modesto pacchetto-soggiorno garantito da Napoli, distrusse le ambizioni dei croati. L'offerta fu talmente generosa che gli organizzatori internazionali, guidati dall'algerino Addadi, si complimentarono lungamente e assai vivamente. La mole dei complimenti fu tale anche perché questi Giochi hanno purtroppo un grosso handicap: non se li fila nessuno. Non li vuole la televisione, che non paga diritti perché non c'è chi li veda. Senza tv niente sponsor, senza sponsor niente soldi. E senza soldi che diavolo di affare è? Pescara invece i quattrini li aveva. E infatti. Quando è giunto il momento di iniziare a firmare gli assegni l'onorevole Aracu, che intanto aveva messo in moto un efficientissimo comitato organizzatore, ha visto i compagni di cordata cambiare colore politico. In Abruzzo ha vinto Ottaviano Del Turco, un orco del centrosinistra in confronto al mite Giovanni Pace, delizioso compagno di centrodestra. Bandiera rossa, diciamo rosé, anche su Pescara. La Margherita ha issato Luciano D'Alfonso,sindaco fattivo ma poco incline ad aprire il portafogli. Del Turco, da vero lupo marsicano, ha subito iniziato con i dubbi: «Ma chi li vede questi giochi? Alzi la mano chi di voi ha visto almeno una volta Almeria in televisione. Più che giochi olimpici mi sembrano giochi clandestini». Uccello di malaugurio, gli ha replicato Aracu. Che si è fatto forza chiamando in gioco due abruzzesi d'eccezione: Gianni Letta e Mario Pescante. Il governo s'è mosso per tempo e ha decretato i Giochi come Grande evento. Grande evento, dunque Grandi giochi. Aracu contentissimo, Letta sorridente, Pescante fiducioso e ottimista. Quando Silvio Berlusconi è stato chiamato a dire la sua, ha giustamente passato la palla a Giulio Tremonti. Il ministro dell'Economia, sul trono da poco, non ne sapeva niente. O non ha capito bene. Fatto sta che neanche la finanziaria ha messo becco nella faccenda. L'onorevole Aracu, l'organizzatore tuttofare che di suo ha firmato fidejussioni bancarie per 400mila euro per mandare avanti il comitato di ospitalità, ha iniziato ad accusare foltissimi mal di pancia. Preso dalla paura ha incatenato ai propri doveri tutti i parlamentari abruzzesi i quali, anche in delegazione, hanno vivamente protestato con Letta, amico traditore. Alla fine Berlusconi ha scucito trenta milioni di euro. Soldi però da spendere dall'anno 2007 e finanziati attraverso un mutuo decennale. Raddoppiata l'intensità della furia di Del Turco: «Ci danno meno di un quinto del dovuto, e ce li danno a rate, come quando si acquistano i mobili». Per capire le differenze: Torino per le Olimpiadi sta spendendo tre miliardi di euro. Miliardi. Qui trenta milioni. Ne è seguita una rissa verbale gigantesca per la tradizione abruzzese, quieta e solidale. Del Turco, inviperito e svogliatissimo, ha continuato a bestemmiare: «Più che Grande evento sarà un Grande buco. Io lo ripeto: questi Giochi sono un pessimo affare». La rissa, purtroppo non sedata a Pescara, si è trascinata a Roma, davanti a Gianni Petrucci, presidente del Coni e membro del comitato organizzatore. Anche Petrucci ha preso paura: «Se non la smettete di litigare, io lascio l'organizzazione dei Giochi»". Infatti ha lasciato. Si è dimesso. «E propongo di cassare Pescara da sede ospitante», ha aggiunto minaccioso. A questo punto la situazione si è fatta più serena.Gli abruzzesi si sono rimessi attorno a un tavolo e hanno ripreso a fare i conti. La Regione si è finalmente impegnata a cofinanziare l'impegno con dieci milioni di euro. Trenta del governo più dieci fanno quaranta milioni. Aracu ha ripreso la lista della spesa e, limando di qua e di là, ha sentenziato: «Con ottanta milioni tutto si fa». Dai duecento dell'inizio già è un bel passo. Pescante, ancora più sobrio, ha sintetizzato: «Secondo me basterà anche molto meno». E dunque, sebbene in discesa, è nata la gara a trovare i soldi, pochi e maledetti, che comunque servono. Ogni abruzzese vi partecipa. E' una bella esperienza comunitaria di finanza creativa e ogni idea ha una sua dignità che va rispettata. Si parte, come detto, dalla proposta della tassa sul caffè, ma siamo agli inizi. Intanto l'ospite algerino in visita ufficiale ieri sera ha avuto impegnata la serata: fuochi pirotecnici per lui, grande e scenografica ammuina per tutti. Ai debiti pensiamoci domani.