Ha riaperto ieri mattina dopo sei anni la chiesa di Orsanmichele. E la città ha partecipato con calore all'evento, come testimoniato dalla folla presente alla funzione celebrata dal parroco della chiesa, don Aldo Raimondi. «I fiorentini dovrebbero essere più affezionati a Orsanmichele che al Duomo ha detto il soprintendente al Polo museale di Firenze Antonio Paolucci intervenendo durante la Messa . Questa chiesa, con le sue statue dei santi protettori delle arti, testimonia il lavoro dei commercianti fiorentini, gli artefici della ricchezza della città». Insomma, ha proseguito, «Orsanmichele rappresenta un mirabile intreccio tra vita civile e religiosa, di cui non ci sono altri esempi in Europa. E non è un caso che sia collocata a metà strada tra Palazzo Vecchio e il Duomo, a significare che tra il potere civile e quello religioso la posizione centrale spetta al lavoro». Oltretutto, ha fatto notare il soprintendente, «anche oggi prosegue quel filone che vuole i commercianti attenti alla tutela del patrimonio artistico e religioso». La Madonna di Bernardo Daddi, situata all'interno del tabernacolo dell'Orcagna, è stata infatti restaurata grazie al contributo dell'Associazione Calzaioli, composta dai negozianti della via. Prima di diventare chiesa, Orsammichele ospitò alla fine del Duecento la sede del mercato del grano. A metà del quattordicesimo secolo, la loggia venne però chiusa e l'edificio tramutato in luogo di culto. L'immagine della Vergine collocata su uno dei pilastri che sorreggono la loggia già diventata oggetto di venerazione, tanto da portare alla fondazione della compagnia di beneficenza dei laudesi di Or San Michele venne proprio sostituita dalla tavola della Vergine di Bemardo Daddi. «Sono molto felice per questa riapertura ha concluso Paolucci . È stato un duro lavoro, ma ce l'abbiamo fatta a restituire alla cittadinanza e ai turisti questo gioiello»». Che da ieri è aperto tutti i giorni dalle 10 alle 17.