«HANNO fatto benissimo. Lo prendo come un segno di solidarietà alla mia richiesta di ritirare i tagli al Fus, anche se io avrei eseguito l' Inno alla gioia e non i Requiem ». Così il ministro dei Beni culturali, Rocco Buttiglione, ha commentato l'adesione allo sciopero generale da parte del mondo dello spettacolo che si è manifestata nei Requiem di protesta eseguiti in contemporanea in varie città. «Certo, qualcuno ha interesse a far pensare che la cultura sia di parte. Ma non è così. E comunque le cifre che chiedo sono piccolissime», ha aggiunto. Anche se il maltempo non ha facilitato l'afflusso del pubblico, migliaia di persone in tutta Italia hanno affollato i Requiem nelle 13 Fondazioni lirico-sinfoniche. Una prova di unità: i musicisti davano voce anche agli altri settori dello spettacolo. A Roma, centro ideale della protesta, circa 1.600 ascoltatori al Parco della Musica per un evento, il Requiem di Verdi, eseguito da orchestra e coro di Santa Cecilia a cui si sono aggiunti musicisti della Scala (salutati da un grande applauso) sotto la direzione di Antonio Pappano. Prima hanno parlato Bruno Cagli presidente dell'Accademia e Vincenzo Vita assessore alla cultura della Provincia (l'ente locale è neo-socio fondatore di Santa Cecilia). L'attore Andrea Giordana ha illustrato le motivazioni della protesta: «La produzione culturale rischia di essere condannata a morte dai tagli». Il Requiem di Verdi anche al Teatro dell'Opera, diretto da Gianluigi Gelmetti. Hanno parlato Gelmetti e l'assessore alla cultura del Comune, Gianni Borgna, che ha proposto, per trovare i fondi, di accorpare le prossime elezioni politiche con le amministrative: «Si risparmierebbero 140 milioni». Requiem "per non morire" a Venezia, a Torino e Genova, a Trieste, Verona e Bologna, a Firenze, Napoli, Cagliari e Palermo. Martedì a Roma si riuniranno gli "Stati generali dello spettacolo" per un estremo tentativo di dialogo con le istituzioni.