In un campo il bottino di Stupinigi L'informtore telefona: "Andate a Villastellone, la roba è là" ABBANDONATI sotto la luna e già rivestiti da un sottile velo di brina. In un prato di Villastellone, anzi come recita ufficialmente il verbale di ritrovamento: «nell'agro di Villastellone». Ad una manciata di chilometri da Stupinigi e dalla Palazzina di Caccia da dove erano stati trafugati la notte tra il 18 e il 19 febbraio del 2004. Così sono stati trovate le specchiere, le scrivanie, le ribaltine intarsiate da Luigi Prinotto, Pietro Piffetti, Giuseppe Maria Bonzanigo, i maestri artigiani creatori degli arredi di Casa Savoia. «I mobili sono stati ritrovati in buone condizioni. Probabilmente la scoperta è addebitabile alla pressione esercitata in certi ambienti dagli investigatori» spiega il procuratore Marcello Maddalena, annunciando il ritrovamento con il suo aggiunto Francesco Saluzzo e il sostituto procuratore Enrico Arnaldi di Balme che ha coordinato l'inchiesta. Hanno ragione: non è stato pagato nessun riscatto. Ad intascare i soldi è stato l'informatore agganciato da polizia e carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio nel settembre scorso. Gli investigatori dalla notte del furto avevano passato al setaccio gli ambienti dei ladri d'arte, degli antiquari con pochi scrupoli, dei ricettatori e dei collezionisti spregiudicati: nei mesi passati inseguendo quei mobili rubati i carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio avevano scoperto un ladro acrobata bosmaco, un latitante calabrese che si manteneva in Olanda con i furti di dipinti antichi, un colonnello della Guardia di Finanza che taglieggiava gli antiquari, tre corsi che avevano saccheggiato i nuraghe sardi ma non un solo indizio sul furto di Stupinigi. Poi nel settembre scorso la svolta: carabinieri e polizia hanno un contatto finalmente giusto, uno che parla con cognizione di causa e che, contrariamente ai tanti sentiti sino a quel momento, non millanta. La trattativa è lunga e sempre sul punto di interrompersi. Gli investigatori vogliono una prova certa: il «soffia» mostra loro le foto di scrivanie e specchiere immortalate accanto alle pagine di un giornale di pochi giorni prima. E'il momento di parlare di soldi. Poi venerdì sera, alle 21,30, l'ultima telefonata: «Andate a Villastellone, la roba è lì, c'è tutto». Dalla questura partono gli uomini della Quinta sezione della Mobile e poco dopo si trovano di fronte a quell'incredibile spettacolo sotto la luna. Pressione investigativa non ci sono dubbi ma anche l'impossibilità di piazzare un bottino così prezioso. «Si tratta di pezzi di valore inestimabile - sottolinea infatti Carla Enrica Spantigati, sovrintendente del Piemonte per il patrimonio storico e artistico -Mobili che neanche le più famose case d'asta inglesi avrebbero accettato di trattare...». Secondo gli investigatori i ladri che avevano scelta il bottino con una sorprendente competenza (quella notte infatti si impadronirono solo dei pezzi più pregiati tralasciando il resto) avrebbero tentato inutilmente di rivendere i preziosi mobili senza però riuscire a trovare un compratore anche se qualche antiquario era stato a lungo tentato. «Credo non fossero di grado di avere contatti a livelli internazionali» spiegano al Nucleo Tutela Patrimonio dei carabinieri. Il procuratore aggiunto Francesco Saluzzo comunque promette: «L'inchiesta continuerà sino a quando non arriveremo ad identificare i responsabili del furto». Furto che mise in evidenza le inadeguatezze del sistema di allarme che avrebbe dovuto proteggere i tesori della Palazzina di Caccia dei Savoia. Per entrare ai ladri bastò tagliare i lucchetti di due cancelli e non ebbero bisogno di forzare nessuna porta. Paolo Trevisani, che allora aveva funzioni di custode, quella notte sentì l'allarme scattare tre volte. Alla terza staccò la spina e Stupinigi rimase senza difese. Con calma e metodicità i ladri si portarono via 27 tra mobili, specchiere e dipinti. Un bottino di oltre 20 milioni di euro, stando alla denuncia fatta il giorno dopo. Per portarli via probabilmente usarono due camion, le cui tracce furono scoperte il giorno dopo dagli investigatori nella neve appena caduta. Venerdì sera la scoperta a pochi chilometri dalla stessa Palaz-zina dove avvenne il furto come se quel tesoro inestimabile non si fosse mai allontanato dalla zona. E come se i ladri, artefici di quel colpo da artisti, fossero poi stati incapaci di spostarlo. In realtà è probabile che il bottino sia stato riportato in zona proprio per deviare i sospetti. «Quando polizia e carabinieri sono arrivati i mobili erano stati abbandonati da qualche ora» ammette infatti il procuratore aggiunto Francesco Saluzzo.
I preziosi arredi rubati nel febbraio 2004 dalla Palazzina Stupinigi sono stati ritrovati integri
In un campo di Villastellone, in Piemonte, sono stati ritrovati i mobili rubati dalla Palazzina di Caccia di Stupinigi nel 2004. I pezzi di valore, inclusi specchiere e scrivanie, sono stati trovati in buone condizioni e non sono stati pagati riscatti. L'informatore ha rivelato che i ladri avevano tentato di rivendere i mobili senza trovare un compratore. Gli investigatori hanno scoperto che i ladri avevano tagliato i lucchetti dei cancelli e non avevano bisogno di forzare nessuna porta per entrare nella Palazzina di Caccia. Il bottino, valutato in oltre 20 milioni di euro, è stato ritrovato in un luogo vicino alla stessa Palazzina.
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