II piano di Guglielmi per far fronte ai tagli. Seicentomila euro in meno per teatro e musica DAL 1 gennaio la biblioteca centrale di Sala Borsa sarà aperta al pubblico dalle 10 alle 20, e non più, come accade adesso, dalle 9 alle 21. E i musei civici, oggi aperti dalle 9 alle 18.30, potrebbero restare chiusi al pubblico tutti i pomeriggi dal lunedì al venerdì: è un'ipotesi che i direttori, che si riuniscono proprio oggi, stanno discutendo. Né il Comune potrà assicurare ad alcuni teatri e compagnie il sostegno finanziario dato fino a quest'anno. Sono le scelte più vistose conseguenti al taglio di 2 milioni di euro al Settore Cultura di Palazzo d'Accursio, previsto nel bilancio provvisorio che la giunta ha discusso l'altro ieri: e colpiscono i servizi, non solo le iniziative culturali dell'assessorato (festival, mostre, eventi estivi e il Capodanno, per il quale si spenderanno quest'anno 200mi-la euro). Bilancio provvisorio alla mano, biblioteche e musei devono ridurre un quarto dei loro costi. La biblioteca Sala Borsa riduce l'orario di apertura: questo le consentirà di risparmiare sui costi del personale esterno della Working. Ma ridurrà anche gli acquisti di libri, ed e film, e il programma delle attività [mostre, convegni, animazioni) rivolte a ragazzi e adulti. None confermata invece la limitazione al solo mattino del servizio di prestito, come aveva prospettato l'assessore Angelo Guglielmi. La chiusura pomeridiana dei musei civici (Archeologico, Medievale, Collezioni Comunali d'Arte, Patrimonio Industriale, Museo della Musica e anche Museo Morandi, benché sezione dell'Istituzione Galleria d'arte moderna), nei periodi in cui non ospitino mostre temporanee, come saràil caso del Medievale, con dotto e le arti a Bologna fino al 28 marzo, è l'altro argomento sul tavolo. In che percentuale un provvedimento così radicale possa incidere sui costi e sui risparmi, è una valutazione difficile da fare complessivamente: varia da museo a museo. Certo suscita perplessità tra gli stessi direttori. Per un museo come il Morandi, che ha buone entrate di biglietteria, potrebbe non essere affatto efficace, benché «l'ottimizzazione degli orari» sia un'esigenza ben presente anche al direttore Gianfranco Maraniello, dopo che anche la Gam ha subito un taglio di 220mila euro sui trasferimenti comunali. È efficace, viceversa, spiega Massimo Medica, per le Collezioni Comunali d'Arte, che hanno anch'esse sede a Palazzo d'Accursio. Quel che fa la differenza è il ricorso, che un museo può aver fatto o no, a personale d'agenzia esterna per i servizi di guardiania o altro. Ma è abbastanza improbabile che i musei civici, quelli del centro soprattutto, non unifichino i loro orari d'apertura, vista la necessità di salvaguardare almeno l'idea del «sistema museale cittadino», a vantaggio di ciascun istituto che ne faccia parte. Se sarà decisa, la chiusura pomeridiana riporterà gli orologi dei musei, schiacciati non solo dai tagli ma anche dalla distinzione tra budget concordato (ridotto) e budget promesso (reintegrato), indietro di 15 anni. I fondi a disposizione del Settore Cultura per i teatri, lo spettacolo e i giovani artisti, che nel 2005 ammontavano a 3,300 milioni di euro, sono stati ridotti a 2,7 milioni. In apparenza è il taglio più contenuto. In realtà un'ampia percentuale di questa cifra è legata a convenzioni poliennali: con il Teatro Comunale per 1,394 milioni di euro, con l'Arena del Sole per 620mila euro, con il Testoni Ragazzi per 250mila euro. È evidente che quel che rimane da spartire tra teatri, compagnie teatrali e associazioni musicali è fortemente decurtato. Chi è a rischio? Innanzi tutto Teatri di Vita, teatro di prima fascia, cioè di proprietà comunale, la cui convenzione scade il prossimo mese di dicembre. Poi i tre grandi teatri finanziati «a progetto»: Duse, Celebrazioni e Dehon. I «piccoli» teatri: Moline, San Martino, Accademia '96, Ridotto, Palco Reale...; le compagnie di produzione; le associazioni musicali: Bologna Festival, Musica Insieme, Angelica...