Chiudere un giorno per non chiudere sempre» era lo slogan gridato dagli operatori di teatro, cinema, danza durante lo sciopero del 14 ottobre scorso. Protestavano contro i tagli al Fondo unico per lo spettacolo (Fus). Domani il secondo round della protesta in occasione dello sciopero generale. Spettacoli sospesi, serrande abbassate, iniziative rimandate per difendere la sopravvivenza della cultura italiana e denunciare l'intento politico dell'attuale governo di smantellare un settore importante e fondamentale per tutta la società civile. IN TRINCEA, contro l'appiattimento culturale, per riprendersi i sogni, come dice Roberto Benigni, anche gli artisti sardi. A Sassari aderiscono la compagnia teatrale "La botte e il cilindro", "Theatre en Vol", la cooperativa "Teatro e Musica", "S'Arza" "Teatro Sassari e l'Ente concerti "Maria Lisa De Carolis". Domani nessuno spettacolo all'Alfieri di Cagliari, sospesi l'"Enrico IV" e la recita pomeridiana del "Borghese gentiluomo" che verrà rinviata alle 17 di lunedì 5 dicembre. Al posto delle pièce, dalle 20.30 nel Foyer del Teatro di via della Pineta, operatori e tecnici, cantanti e registi si ritroveranno per improvvisare un happening, una "serata tra amici". E mentre tutte le orchestre sin-foniche italiane eseguiranno simultaneamente la messa da Requiem di Verdi, De Profun-dis, per la morte annunciata della cultura italiana, il Teatro Stabile della Sardegna vuole lanciare un segnale altrettanto forte coinvolgendo il pubblico con momenti di riflessione, musica e poesia. Oltre alla partecipazione delle compagnie sarde, anche alcuni artisti, tra cui Elena Ledda, Massimiliano Medda, Enrico Pau, Michele Columbu. Anche il Teatro Alkestis spegnerà le luci e l'incontro con il settantacinquen-ne nipote di Artaud, Serge Malaussena, in programma domani, è stato rinviato a sabato alle 21 sempre negli spazi della compagnia cagliaritana di via Loru. «Lo sciopero è il minimo che possiamo fare, ci siamo indebitati, abbiamo impegnato le nostre case per portare avanti le rassegne - racconta Sergio Pi ano, vicepresidente dell'Alkestis - e abbiamo anticipato di tasca nostra 50 mila euro. Lavoriamo con l'anticipo della Regione di 55 mila euro e 19 mila del Comune, 90 mila euro per un'attività che ne costa 220 mila». Giù i sipari per continuare a lavorare. «Aderiamo perché il momento è difficile -afferma Antonio Cabiddu del Teatro di Sardegna - Ci opponiamo a questa perdita di identità nazionale, ormai siamo solo un popolo di teledipendenti, senza più voglia di pensare».