E sì, più in basso di così il governo non ci poteva proprio gettare: adesso alla Pinacoteca di Brera non riescono neppure a pagare le bollette del telefono e il gas per il riscaldamento. Causa tagli in finanziaria. L'arte nel wc: anche all'Elba, ad esempio, devono chiudere tutti i pomeriggi il museo dedicato a Napoleone, mentre gli Uffizi tengono serrate, a scacchiera, circa il 40 delle sale ogni giorno. Manca il personale. Prima i pensionati, i lavoratori, i precari: ora hanno ridotto al verde anche la cultura. Naturalmente ieri il ministro dei Beni culturali Rocco Buttiglione si è guardato bene dall'incontrare i dipendenti (e i precari, pari al 50 del personale) della Pinacoteca di Brera: doveva inaugurare il restauro della Pala di Pesaro del Savoldo, ma non si è visto proprio. Causa influenza, ha fatto sapere il ministero. Nei cortili di Brera, ad attenderlo, c'erano i lavoratori della Biblioteca Braidense, dell'Archivio di Stato, della Mediateca di Santa Teresa e di tutte le Soprintendenze. «L'onorevole Buttiglione restauri anche il personale», recitava un volantino dei Cub. I sindacati denunciano «la situazione ormai tragica della carenza di personale negli istituti milanesi», mentre «la finanziaria prevede tagli all'organico del 5». Inoltre, in Lombardia, il personale è «ormai ridotto alla metà di quanto previsto dalle piante organiche che garantiscono i servizi. I precari corrono il rischio di non ricevere lo stipendio a dicembre a causa del provvedimento Tremonti taglia spese». «Da almeno 5 anni - continuano - la forbice si abbatte sopra le spese di funzionamento riducendole di oltre il 50. Questo comporta meno soldi per luce, acqua, telefono, pulizie, informatica, sicurezza, scuole e archivistica». Una scelta che si sospetta «predeterminata», in modo da «dismettere quello che non serve e dare la parte buona ai privati». «I tagli sono diventati insostenibili - conferma Libero Rossi, responsabile nazionale Fp Cgil Beni culturali - Hanno ridotto i bilanci del settore addirittura del 60, arrivando a togliere 130 milioni di euro già in cassa. E non stiamo includendo i soldi sottratti al Fondo spettacolo: 164 milioni. Quando parliamo di telefono e gas non scherziamo: i debiti con la sola Telecom di soprintendenze, musei e istituti dipendenti dal ministero sono di oltre 150 mila euro. Certo, con i governi di centrosinistra, per l'ingresso nell'euro, avevano già tagliato il 10 dei budget: ma adesso siamo oltre ogni immaginazione». Tutto questo per tacere dei precari, più di 250 mila nel pubblico impiego: a parte 7 mila contrattisti a termine che il govemo avrebbe intenzione di stabilizzare entro il 2008, restano decine di migliaia di cococò del tutto ignorati: secondo la Cgil 90 mila di loro sono a rischio, a causa dei tagli in finanziaria. E ai Beni culturali, da gennaio, potrebbero perdere il posto 95 collaboratori, tutti ex Lsu, al ministero dal 1992: hanno già scioperato nelle scorse settimane, il 5 dicembre una nuova mobilitazione.