DOPO due anni di restauri, il «Savoldone», come lo chiamano a Brera, visto che è la tavola più grande della Pinacoteca e tra le più grandi al mondo, è tornato al suo posto, luminoso e splendente, nella Sala XIV. Ed è impossibile non accorgersene, visto che la spettacolare Pala di Pesaro di Giovan Gerolamo Savoldo (1480-post l548) è il primo dipinto che vede chiunque entri. Una posizione d'onore che gli spetta fin dall'arrivo a Brera nel 1811, lo stesso anno della Pala di Piero della Francesca, da Urbino, e per le stesse ragioni: le requisizioni napoleoniche nelle chiese del Dipartimento del Metauro, seguite alla soppressione degli ordini religiosi. A commissionare il capolavoro, nel 1524, erastatoil priore della chiesa (distrutta) di San Domenico a Pesaro, ma il Savoldo l'aveva dipinto a Venezia, ritratta nel prodigioso paesaggio al centro del quadro, costringendo i frati a organizzare un «trasporto eccezionale». La Pala è dipinta su un'armatura di tavole di pioppo, completa di carpenteria originale, che pesa più di quattro quintali. Una mole gigantesca, che ne ha sempre reso avventurosi i viaggi (si è spostata solo due volte da Brera, per colpa di altrettante guerre) e complessi i restauri. Un problema felicemente risolto grazie al grande box-laboratorio trasparente (progetto Sottsass, sponsor Pirelli, montato all'interno delmuseo (adesso è nella SalaXVTII, per curare un'altra tela XL, l'Adorazione dei Magi di Palma il Vecchio), che ha consentito ai visitatori di seguire i lavori diretti da Mariolina Olivari. Gli esiti sono sorprendenti: la pulitura ha eliminato la patina scura e le ridipinture che oscuravano il cielo, in cui è tornato a brillare il lapislazzulì, e riacceso le corone giallo-rosate di serafini, rendendo ancora più evidente la differenza tra i due registri di luce del quadro: sfavillante nei cieli, naturale in terra. Per festeggiare l'evento, Brera apre gratis i Saloni Napoleonici per tre sere offrendo concerti di musiche cinquecentesche. Tuttavia, le note non sono solo festose: la conferenza stampa, cui il ministro Buttiglione non è intervenuto perché influenzato, è stata occasione per ricordare che il laboratorio mobile di restauro è fino ad ora l'unico di cui Brera disponga. Eperi dipendenti in sciopero del Ministero dei Beni Culturali (a Milano: Brera, Cenacolo, Braidense, Archivio di Stato, Mediateca e Soprintendenze) di denunciare che il taglio degli organici previsto dalla Finanziaria rende ancora più ingestibile la situazione in Lombardia, dove i precari sono metà del personale.