MILANO Alla fine l'incontro fra il ministro per i Beni culturali, Rocco Buttigiione, atteso per l'inaugurazione del restauro della Pala di Pesaro del Savoldo e i lavoratori della Pinacoteca di Brera, del Cenacolo Vinciano, della Biblioteca Braidense, dell'Archivio di stato e delle Mediateca non c'è stato. Ma nei cortili di Brera è andata ugualmente in scena, dalle 10,30 alle 12, la protesta degli addetti dei Beni culturali contro la Finanziaria che come hanno spiegato i sindacati Uil, Cgil, Rdb e Unsa, prevede un taglio del personale, già ridotto all'osso, del 5. «In Lombardia l'organico - denuncia Marina Zetti, delegata sindacale di RdbCub - è ridotto alla metà rispetto a quanto previsto dalle piante organiche. I precari sono il 50 del personale in servizio e garantiscono, dal '99, i servizi di apertura al pubblico ma rischiano di non ricevere lo stipendio di dicembre per via del provvedimento Tremonti taglia-spese dello scorso ottobre». Su Milano sono duecento ì precari, quasi tutti giovani e laureati. Come Elisabetta Bianchi, 31 anni, anche lei dal '99 addetta museale con poche speranze di essere assunta a tempo indeterminato. «Sono precaria da sei anni - racconta ai cronisti - laureata in storia dell'arte e sono entrata con un regolare concorso. Ma la gente sa poco di noi, la nostra è una figura che viene poco valorizzata. Lo stipendio? Io lavoro nel weekend, guadagno 650 euro al mese. Così non riesco a progettare il futuro». Ma anche per tutti gli altri che lavorano a tempo pieno lo stipendio non supera i mille euro al mese, «un disastro con le bollette e l'affitto da pagare», si lamenta un'altra addetta museale che però ha figli e marito a casa. «Noi chiediamo garanzie per i precari e non ci fermeremo qui - aggiunge Zetti - Noti abbiamo potuto incontrare il ministro ma abbiamo già fatto partire una lettera in cui chiediamo un incontro urgente per affrontare al più presto questi temi. Intanto la protesta è servita a far conoscere i nostri problemi all'opionione pubblica». «Da almeno cinque anni - proseguono i sindacalisti - la forbice si abbatte sopra le spese di funzionamento riducendole di oltre il 50. Questo comporta meno soldi per luce, acqua, telefono, pulizie ma anche meno soldi per le missioni, l'informatica, per la sicurezza, scuole e archivistica. Questa è una scelta predeterminata, quella di rendere ingovernabile il settore in modo che via via si possa dismettere, dando la parte buona, redditizia ai privati e lasciando l'altra all'elemosina pubblica». Infine, rammentano i lavoratori, «l'appeal esercitato dai flussi turistici sugli introiti che realizzano le città d'arte o i successi delle notti bianchi non devono far dimenticare quali sono le vere condizioni in cui il personale si trova a garantire le aperture».
Pinacoteca, stop ai tagli Più garanzie per i precari
A Milano, un gruppo di lavoratori del settore dei Beni culturali ha organizzato una protesta nei cortili della Pinacoteca di Brera. I lavoratori, rappresentati dai sindacati Uil, Cgil, Rdb e Unsa, hanno denunciato il taglio del personale previsto dalla Finanziaria, che prevede una riduzione del 5% dell'organico. In Lombardia, l'organico è già ridotto alla metà rispetto a quanto previsto. I precari, che sono il 50% del personale in servizio, rischiano di non ricevere lo stipendio di dicembre. I lavoratori chiedono garanzie per i precari e non si fermeranno qui. La protesta è servita a far conoscere i problemi del settore all'opinione pubblica.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo