«Nessuno poteva immaginare che proprio il terremoto del 26 settembre 1997 sarebbe servito a rinnovare la chiesa di San Domenico!». Padre Giulio Mancini annuncia con gioia francescana la conclusione dei lavori nella chiesa fatta costruire dai domenicani nel Duecento e abitata dai confratelli francescani a patire dal 1916. E il suo entusiasmo si moltiplica quando si rivolge ad una platea gremita di autorità locali e nazionali, dal vescovo Riccardo Fontana al sindaco Massimo Brunini, dall'onorevole Rocco Buttiglione ministro dei Beni culturali, ai soprintendenti Costantino Centroni, Vittoria Garibaldi e Maria Rosaria Salvatore, dalle autorità militari dell'arma dei carabinieri e dei granatieri, fino al prefetto di Perugia Gianlorenzo Fiore. D'altra parte, anche il luogo che ha ospitato ieri la cerimonia per la fine dei lavori, è luogo d'eccezione: l'aula capitolare, la sala deputata un tempo alle riunioni della congregazione religiosa, oggi ribattezzata "sala avorio" dell'Istituto Statale d'Arte "Leoncillo Leonardi", che occupa parte dell'antico convento domenicano. Un luogo d'eccezione, appunto, anche artistica con il suo portale di raffinata eleganza gotica espressione di arte e bellezza, ma anche segno del potere che in secoli lontani la famiglia domenicana assunse nella città, tanto da esprimere -come ha bene ricordato P. Carlo Longo - un proprio vescovo: quel Paperone De Paperoni( 1285-1290) dal nome per noi esilarante ma, storicamente, autoritario e ricordato per aver ingenerato aspre discordie tra diversi ordini religiosi dopo aver concesso ai francescani la chiesa di San Benedetto di Norcia. Il restauro di San Domenico, curato negli ultimi cinque anni da padre Giulio Mancini, quale delegato ai lavori, ed eseguito da Daria Ripa di Meana e Bruno Salvatici, ha riproposto una chiesa rinnovata, nella copertura a capriate in legno naturale e negli arredi del presbiterio, ma è stato anche un momento di riscoperta per gli affreschi riemersi dalla vernice che li copriva sotto le cure della Coobec, diretta da Rolando Ramaccini. A dare un senso all'intenso stratificarsi di stili pittorici, anche Bruno Toscano è intervenuto nel pomeriggio di ieri e ha tracciato un profilo degli affreschi del Trecento e del Quattrocento. Al ministro Rocco Ruttiglione, il sindaco Massimo Brunini ha voluto consegnare, con un atto simbolico, le chiavi dell'ex convento di S. Matteo, passato la scorsa settimana di competenza dal Comune allo Stato; In tarda mattinata il ministro è poi stato accompagnato alla Rocca, dove è stato firmato un accordo tra Ministero, Regione e Comune.