Martino precisa: non andranno via solo i sommergibili, si sposta all'estero l'intera struttura. L'opposizione chiede garanzie sui tempi del ritiro "Via tutto dalla Maddalena" gli Usa lasciano l'intera base Rumsfeld a sorpresa a Martino: non interessa rimanere I tempi del ritiro non sono ancora chiari. La soddisfazione dei sardi Domani il ministro della Difesa incontra Soru per discutere lo smantellamento ROMAGli americani porteranno via dalla Maddalena tutto: da quelle parti non solo non si vedranno più i sommergibili nucleari, ma chiuderà anche la base appoggio di Santo Stefano. La notizia arriva ancora una volta dal ministro della Difesa Antonio Martino reduce dal colloquio con il capo del Pentagono Donald Rumsfeld. Colloquio che il ministro della Difesa italiano pensava incentrato sulla exit strategy dall'Iraq, ma che ha preso una piega imprevista quando Rumsfeld ha annunciato l'intenzione di lasciare La Maddalena. Un po' per le mutate esigenze strategiche americane, un po' per le continue difficoltà che gli americani incontrano con le amministrazioni locali. A Martino, sorpreso, non è restato altro che prendere atto e preparare un comunicato per annunciare la decisione. Comunicato che ieri, attraverso un nota ufficiale del ministero è stato integrato con la precisazione che «non solo i sommergibili, ma l'intera base americana di Santo Stefano sarà trasferita in un altro paese». Il ministro ammette però che tempi e modi dello smantellamento non sono ancora ben chiari. Quello che è certo è che prima o poi gli americani se ne andranno: e gli italiani temono anche molto presto. Per questo Martino domani incontrerà il presidente della regione Sardegna Renato Soru per studiare le «implicazioni territoriali» dello smantellamento. Nel frattempo il sottosegretario alla Difesa Salvatore Cicu ne ha parlato con Lee Rust Brown, consigliere politico militare dell'Ambasciata Usa a Roma. Il diplomatico ha confermato al sottosegretario, sardo, eh e base e sommergibili andranno via perché la loro presenza non risponde più alle mutate esigenze di sicurezza nell'area mediterranea. Brown ha anche spiegato che tempi e modi dell'abbandono si conosceranno «successivamente» e che base e mezzi troveranno posto «in un altro Paese alleato». Le notizie che arrivano da Roma sono accolte alla Maddalena con entusiasmo, ma anche con un pizzico di scetticismo. Esulta ovviamente il presidente della Regione Soru. Esulta anche il leader Verde Alfonso Pecoraio Scanio che parla di una «vittoria dei pacifisti e dei tantissimi cittadini che si sono mobilitati per il trasferimento dei sottomarini nucleari. Ma questa vittoriadice Pecoraro è solo un primo passo: in Italia ci sono ancora armi nucleari tattiche, pericolosissime, che devono lasciare immediatamente il nostro territorio». Anche Rifondazione prende atto con soddisfazione della novità, ma invita a non abbassare la guardia e vigilare. Perché, spiega la deputata Elettra Deiana, «l'accordo, se c'è stato, è avvolto nel mistero. Che cosa se ne fa con i sottomarini e che cosa avverrà dei lavori di ampliamento e ristrutturazione decisi? Il ministro Martino dovrà darci conto al più presto dell'intero pacchetto di problematiche». Fra i più soddisfatti il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga che vede nell'abbandono americano il segno «che la Guerra Fredda è definitivamente conclusa».