Il primo volume di una gigantesca opera che servirà anche alle imprese Si va dall'elenco degli oggetti rinvenuti durante le giornate di scavo che interessarono l'argine del Tevere nel 1877, alla descrizione delle colonne di granito affiorate in via della Conciliazione quando il piccone demolitore rase al suolo la "spina di Borgo". Centotrenta anni di carotaggi, di rilievi, di ritrovamenti. Un catalogo monumentale tratto dalle schede che hanno accompagnato per anni e anni la trasformazione urbanistica e architettonica della città. Questo gigantesca e certosina riscrittura delle memorie del sottosuolo è ora la Carta archeologica di Roma, di cui ieri è stato presentato a Palazzo Altemps il primo, voluminoso, tomo, cui se ne aggiungeranno nel tempo altri otto. La colossale opera è stata portata a termine sotto l'impulso della Sovrintendenza archeologica di Roma e grazie al sostegno degli enti locali, Regione. Provincia e Comune di Roma e di numerosi sponsor. Raccoglie e aggiorna centinaia di informazioni frutto di indagini archeologiche, saggi di scavo, sondaggi geognostici. Un paradiso per i nostri Indiana Jones e al tempo stesso anche una bussola preziosa per chi opera nella rete dei sottoservizi. In realtà fu proprio questa esigenza, nel lontano 1947, a spingere studiosi e tecnici ad avviare insieme un progetto per la realizzazione di una carta archeologica di Roma, sogno che gli studiosi coltivavano già nell'800. Una commissione ad hoc venne istituita presso il ministero della Pubblica istruzione. La città venne divisa in 9 quadranti corrispondenti alle regioni augustee. Per ogni quadrante una tavola grafica. Il primo volume fu pubblicato nel 1961, in seguito ne vennero pubblicati altri due. Nel 1974 il progetto si fermò. «La pubblicazione in sei volumi del Lexicon Topographicum Urbis Romae, che raccoglie i dati letterali ed epigrafici della topografia di Roma- scrive nell'introduzione Adriano La Regina, ex sovrintendente e attuale presidente di Zetèma -ha reso più evidente la necessità di disporre di una planimetria di tutte le presenze archeologiche evidenziate nel territorio della città, anche quelle, e sono indubbiamente le maggiori, non citate dalle fonti letterarie». La Carta - illustrata ieri da Filippo Coarelli, presente Adriano La Regina e Angelo Bottini, sovrintendente archeologico di Roma - nasce come Supplementum. Le edizioni Quasar hanno infatti ripreso l'opera da dove l'aveva lasciata affidando la cura del I volume a Maria Antonietta Tornei, della Soprintendenza archeologica e Paolo Liverani, il massimo esperto forse di "topografia vaticana". I due curatori hanno potuto consultare nuove fonti archivistiche e nuove schede. In particolare il Fondo Vittoriano e i Giornali di scavo redatti nell'arco di tempo che va dal 1873 al 1935. Parte della documentazione è stata attinta ricorrendo ai Codici Lanciani, custoditi presso la Biblioteca apostolica vaticana e all'intero archivio di Guglielmo Gatti. Ogni volume è accompagnato da una cartina archeologica. A progetto realizzato, fa notare l'editore, Roma disporrà di una mappa archeologica di circa 61 metri quadrati.
Memorie dal sottosuolo, nasce la mappa di Roma
Il primo volume della Carta archeologica di Roma è stato presentato a Palazzo Altemps. La carta è un'opera gigantesca che raccoglie informazioni su 300 anni di scavi e rilievi archeologici nella città. Il progetto è stato avviato nel 1947 e ha richiesto il sostegno di numerosi enti e sponsor. Il volume contiene schede e dati su oggetti rinvenuti durante gli scavi, colonne di granito e altre presenze archeologiche. La carta è stata realizzata con il sostegno della Sovrintendenza archeologica di Roma e degli enti locali. Ogni volume sarà accompagnato da una cartina archeologica. La Carta archeologica di Roma sarà completa di 9 volumi.
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