Nei giorni i membri della commissione istituita dal ministro Urbani si sono recati nell'area del cantiere dell'Ara Pacis. Il sovrintendente archeologico Adriano La Regina, il sovrintendente ai Beni culturali Roberto Di Paola, il direttore della Città Storica Architetto Gennaro Farina, il sovrintendente comunale Eugenio La Rocca, l'urbanista Leonardo Benevolo e il direttore della Scuola di Restauro Giovanni Carbonara hanno commissionato dei saggi di scavo per valutare se rendere nuovamente visibile l'antico porto di Ripetta cancellato alla fine dell'Ottocento dalla costruzione del muraglionì del Lungotevere. Quest'ultimo episodio gonfia di accresciuta nefandezza il bubbone del progetto di Richard Meier per il Museo dell'Ara Pacis. La vicenda ebbe inizio con un incarico anomalo perché il progetto venne redatto dall'architetto californiano Richard Meier, e ceduto attraverso la sponsorizzazione della Banca di Roma, poté essere gratuitamente adottato dal Comune di Roma. Un escamotage assolutamente originale per aggirare la legge Merloni ed affidare l'incarico di progettazione senza la necessaria gara. Dopo di ciò si è velocemente demolita la teca realizzata oltre 50 anni fa dal l'architetto Morpurgo (e come tale tutelata dalla legge sui Beni cuiturali), ma quando il progetto venne mostrato al grande puhblico diventò impossibile negare l'evidenza, cioè che quanto si andava a ricostruire sarebbe stato più brutto del demolito e soprattutto inadatto al luogo. Quindi polemiche a non finire e fermo cantiere con i costi addebltati al Comune. L'amministrazione decide allora di far installare dei cartelloni pubblicitari sulla recinzione di cantiere per recuperare qualcosa (e ciò nonostante la giunta comunale vada ripetendo di aver intrapreso un'acerrima battaglia contro l'invadenza dei cartelloni commerciali nel centro storico). Per cui a tutt'oggi nessuno sa quando verranno completati i lavori, anche perché non è chiaro se il progetto dell'architetto californiano verrà cambiato, soltanto adattato, oppuree nonostante tutto, integralmente eseguito. Nel bel mezzo del caos più totale ecco allora che nasce l'altra trovata geniale, che avrebbe dovuto riparare all'improvvida procedura di scelta del progettista, e cioè l'istituzione di una commissione formata da grandi personalità del settore. Il professor Giorgio Muratore, docente di Storia dell'Architettura dell'Università di Roma, a cui abbiamo chiesto un parete in merito, considera i sei superesperti come la cosiddetta foglia di fico appositamente posizionata per coprire le vergogne più imbarazzanti, ma che in sostanza ben poco inciderà sulla sostanza del progetto, oltre ad allungare i tempi nella speranza di far digerire all'opinione pubblica ciò che attualmente è ben poco digeribile. Giorgio Muratore afferma che comunque non sì potrà spostare l'Ara Pacis, anche se tutti sono ormai convinti della scorretta anastilosi e del posizionamento inesatto, né si riuscirà a rendere più armonico un progetto brutto ed inutile, mentre è una pura trovata "massmediologica", l'idea del sottopasso automoblilistico e della ricostruzione del Porto di Ripetta. Un'altra voce allarmata è quefla di Massimo de Rossi, il titolare della Spedart che ha impacchettato il monumento romano, che ci ha detto di essere preoccupato sulla tenuta del doppio strato di legno con lo schiumogeno interno, che ha ormai da un anno e mezzo superato l'anno previsto dal contratto con un possibile rischio di usura che metterebbe a repentaglio la vita stessa del monumento. Per questa annosa vicenda, che sancisce la nefanda continuità della coppia Rutelli-Veltroni, è lecito attendersi ancora tempi lunghi prima di tornare ad ammirare l'Ara Pacis, con un aumento esponenziale dei costi (non diversamente da quanto è avvenuto per l'Auditorium di Renzo Piano), per il quale è già stata allertata la Corte dei conti.