Le notizie relative al saccheggio dei grande Museo Archeologico di Bagdad hanno fatto il giro del mondo. Non c'è dubbio che il 'guasto', consentito e realizzato, del Museo dove si concentrano le reliquie delle immense civiltà nate e vissute fra Tigri ed Eufrate, culla del mondo civile, sia di proporzioni tali da costituire, anche dopo l'orrore della «guerra-spettacolo", una notizia agghiacciante. Neppure le bombe, che vengono definite 'intelligenti', avevano offeso il patrimonio che Unesco e i musei di tutto il mondo pregavano perché venisse salvato. Il Museo Archeologico di Bagdad possedeva 25Omila reperti prima della guerra e 17Omila se ne sono andati in una settimana nell'incredibile, vendicativo saccheggio consumato nel caos della capitale irachena. Il giornalista curdo-iracheno Erfan Rashid, che da tempo lavora in Italia, ha lanciato un appello tramite l'associazione 'Articolo 21' per ottenere la solidarietà del mondo intellettuale italian., Numerose associazioni hanno già aderito, da 'Italia nostra' all'associazione 'Bianchi Bandinelli'. Molti si attendono che l'Italia, che pure ha deciso di dedicarsi a opere di sicurezza e di pace proprio con l'invio di tremila carabinieri, voglia dichiarare la sua disponibilità a tentare di salvare il salvabile. Si confida in una dichiarazione del presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi. Gran bontà dei cavalieri antichi! Le guerre di un tempo, quasi sempre meno oltraggiose, hanno spesso giovato a mettere in piedi nuovi musei e altre biblioteche e importanti archivi, piuttosto che distruggere testimonianze preziose per la storia dell'umanità. Quando Napoleone armò la sua armata d'Italia per scendere nella penisola, primavera del 1796, il progetto costruito, tra gli altri molto politici, era quello di portare in Francia un buon numero di opere d'arte di massimo pregio. Il fine di questo, che era chiamato giustamente 'déracinement' e cioè 'sradicamento', stava tutto nell'approvigionarnento di opere d'arte dei grandi, da Raffaello a Michelangelo, da Leonardo ad Annibale Carracci, da destinare al Louvre. Guidata da Gaspard Monge, famoso matematico, la commissione ad hoc fece uno scrupoloso lavoro di selezione e anche di sicurezza. Intanto, dal chiuso di un carcere, un grande difensore dell'Iitalia, Quatremère de Quincy, scrisse un violento libello contro Napoleone e contro le rapine artistiche. Da quelle parole sono nate le opinioni che hanno guidato la libertà della democrazia. Tuttavia, in questo caso, si trattava di mettere in piedi un grande museo e non di distruggeme i materiali predestinati. A Bagdad, il massacro è colpa della folla impazzita: ma che nessuna forza di polizia e di protezione fosse stata messa a punto, pronta a tutelare quello che già molti grandi archeologi nel mondo avevano paventato e raccomandato di proteggere, questo è il punto gravissimo che solleva sdegno e invoca una diversa attenzione: e in sostanza, meno disprezzo verso la cultura. Nel pomeriggio del 28 agosto 1944, chi scrive vide entrare per primo nella ormai silenziosa città di Urbino un ufficiale inglese armato di baedeker. Per almeno quindici minuti, o forse venti, egli si dedicò all'ammirazione del Palazzo Ducale di Federico di Montefeltro. Poi, dietro di lui, iniziò l'ingresso delle truppe dell'8 Annata. Era il colonnello, che comandava l'assoluto rispetto di migliaia e migliaia di militari e di mezzi di artiglieria per la città sublime del Rinascimento. Conobbi la sua identità più tardi, a guerra terminata. E credo che a un intellettuale di questa statura si dovrebbe davvero elevare un monumento.