Chi pensa di trovarsi davanti la carta urbanistica dell'Isola sarà deluso. I Piani paesaggistici regionali, alle battute finali, dicono molto, definiscono le linee di indirizzo, fissano gradi e valori dei vincoli ma rimandano a una sorta di direttorio superiore (composto da Regione, Province e Comuni) le decisioni finali dei piani attuativi. È la conferenza interistituzionale. Non solo, il Piano prevede quattro gradi di vincoli, dà un colpo di spugna a tutta la partita dell'eolico. Infine, tra una pagina e l'altra della bozza del documento (probabilmente arriverà in Giunta per l'approvazione la settimana prossima) apre una polemica già in fase avanzata sul ruolo dei Comuni nelle scelte che decideranno volumetrie e utilizzo dei propri territori. Insomma i Piani paesaggistici regionali entrano nel vivo. E chi comanda è la legge 8, quella del 25 novembre 2004. Quella che ha azzerato tutto nella fascia dei duemila metri dal mare e che ha dato tempo 18 mesi (fine maggio 2006) per riscrivere le regole urbanistiche e paesaggistiche della Sardegna. LA BOZZA. Ufficialmente nessuno ne sa nulla. La disposizione è quella del silenzio assoluto sulle scelte, blindate dagli uffici regionali dell'Urbanistica. Poche indiscrezioni sono emerse dopo il famoso blitz della Cdl negli uffici dell'Urbanistica in viale Trento. Certi invece gli incontri tra l'assessore Gianvalerio Sanna e alcuni gruppi della maggioranza, se non altro per facilitare la strada della condivisione e smussare dubbi e critiche sugli elaborati. Tanto che dal cordone d'isolamento si allentano le maglie e iniziano a filtrare alcune novità. La prima riguarda proprio il sistema dei vincoli. Il Piano infatti individua quattro livelli di tutela a seconda che si tratti di zone «integre e di elevata rilevanza estetica, ambientale e culturale» o, all'opposto, di ambienti dove è già in atto «una compromissione o degrado dell'indentità ambientale, storico-culturale e insediativa». Tra questi due estremi, i semitoni. Dunque scompare definitivamente la fascia costiera (duemila metri dal mare) di divieto totale e generalizzato. Al posto della cortine off-limits, il Piano attiva i cosiddetti "ambiti territoriali omogenei", una sorta di reticolato (all'interno dal quale definisce porzioni più piccole gli "ambiti unitari di paesaggio") su cui in base al valore paesaggistico decide appunto il livello di divieto. La regia della decisione è affidata alla Conferenza paritetica interistituzionale: ne dovrebbero far parte oltre al presidente della Regione, gli assessori all'Urbanistica, all'Ambiente, ai Lavori pubblici e al Turismo, i presidenti delle Province, i sindaci dei capoluoghi e, di diritto, i primi cittadini dei Comuni interessati all'argomento messo di volta in volta all'ordine del giorno della Conferenza. IL NODO. I faccia a faccia tra l'assessore e i gruppi politici si intensificano in vista appunto dell'approvazione del Piano in Giunta. La settimana scorsa è toccato alla Margherita, il partito di Gianvalerio Sanna, mentre per oggi è fissato l'incontro con il gruppo Ds e domani con Progetto Sardegna. Nel mirino soprattutto il ruolo della Conferenza di servizio, l'organo che in definitiva deciderà sui metri cubi da costruire, sui vincoli e sulle scelte delle aree. Darà il via ai cosiddetti piani attuativi. E proprio per questo potere, dalla stessa maggioranza come anche dalla commissione regionale all'Urbanistica, la linea sembra compatta: l'ultima parola deve spettare ai Comuni, in caso contrario la conferenza si può tranquillamente cassare. Un chiaro messaggio all'assessore.
Vincoli, braccio di ferro con i Comuni
I Piani paesaggistici regionali della Sardegna entrano in vigore dopo 18 mesi di attesa. La legge 8 del 2004 ha azzerato la fascia dei duemila metri dal mare e ha dato tempo ai Comuni per riscrivere le regole urbanistiche e paesaggistiche. Il Piano individua quattro livelli di tutela a seconda della rilevanza estetica, ambientale e culturale di un'area. La fascia costiera scompare e viene sostituita da "ambiti territoriali omogenei" su cui si definiscono porzioni più piccole gli "ambiti unitari di paesaggio". La regia della decisione è affidata alla Conferenza paritetica interistituzionale.
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