Tassa d'ingresso e censimento delle seconde case equiparate agli immobili per uso turistico. L'assessore regionale per l'Ambiente, Tonino Dessì, si traveste da Copernico e traccia le linee della sua personale rivoluzione. I turisti diventeranno presto la principale fonte di finanziamento per sostenere le spese dei Comuni costieri. Assessore,torna d'attualità l'idea di una tassa sugli ingressi in Sardegna? «Sì, ci stiamo pensando. Il turista versa un contributo, da stabilire, compreso nel biglietto dell'aereo o della nave». Versione riveduta e corretta della vecchia tassa di soggiorno? «Quella non aveva funzionato per la protesta del sistema alberghiero. In realtà stiamo pensando anche a un'altra ipotesi che vada a toccare le strutture ricettive anomale». Sarebbe a dire? «Un censimento delle seconde case affittate ai turisti. Classificheremo questi immobili come delle vere e proprie strutture ricettive. Sullequali non si pagheranno più cifre irrisorie di Ici, ma tasse che serviranno a finanziare le spese che i Comuni sostengono per ospitare proprio i turisti». Come si stabiliranno i criteri di ripartizione del gettito fiscale? «La Regione incassa il settanta per cento degli introiti fiscali. Verrà istituito un Fondo che avrà il compito di devolvere i soldi in base alle quote di turisti che ogni Comune accoglie nel proprio territorio». Una battaglia fiscale per fini turistici... «Io piuttosto parlerei di un progetto che ha il merito di stanare l'abusivismo, avere un reale controllo sulle realtà turistiche che esistono in Sardegna e pianificare le politiche urbanistiche di espansione sul territorio». Come pensate di realizzare questo censimento? «Saranno i Comuni a occuparsene. Mandando i vigili urbani a controllare se le seconde case sono abitate e, soprattutto, da chi. Non è possibile tollerare gente che si arricchisce in nero usufruendo dei servizi che paghiamo noi». Per difendere le spiagge, molti Comuni pensano di istituire il numero chiuso... «È nelle loro competenze. Personalmente sono d'accordo, preferisco una limitazione dell'accesso alle spiagge piuttosto che vedere stabilimenti balneari privati che occupano i nostri litorali e usufruiscono dei nostri servizi. Presto investiremo le Autorità marittime della disciplina degli accessi dal mare. Contiamo di trovare valide soluzioni».