Ma siamo proprio sicuri? Siamo così sicuri che il design e la moda abbiano tanto bisogno dei loro rispettivi musei? Perché - per dirla senza troppi giri di parole - a me il museo del design e il museo della moda sembrano buone idee, in mancanza di idee migliori. Che siano buone idee, non è nemmeno in discussione, naturalmente. Mancano, sono storcamente necessari, aiutano a evidenziare il ruolo assolutamente centrale - tanto creativo quanto imprenditoriale - che Milano riveste per il design e la moda e che il design e la moda rivestono per Milano. Se mai si faranno, chi potrebbe sognarsi di sollevare obiezioni? Solo che non mi sembra che la costruzione di uno o pih musei debba essere considerata così prioritaria come qualcuno reclama. Perché i musei saranno certamente fondamentali per rappresentare e celebrare un glorioso passato, ma servono poco o nulla alla crescita di un glorioso futuro. So che i paragoni lasciano il tempo che trovano, ma se Hollywood è un punto di riferimento per l'intero pianeta non è certo grazie a qualche museo del cinema. Voglio dire che - come il cinema a Los Angeles - così a Milano design e moda sono mondi dinamici che hanno innanzitutto bisogno di produrre idee e progetti innovativi, di moltiplicare le proprie energie creative, di aprire in continuazione frontiere più avanzate. Mettere in scena la loro storia è molto importante, non c'è dubbio. Ma il museo, ogni museo, è per sua stessa natura portato a istituzionalizzare, a definire confini, a fissare le regole di un linguaggio e di un'esperienza. E a me sembra che nel design e nella moda, come in ogni altra attività progettuale e vitale, è prima di tutto al superamento dei confini e alla reinvenzione delle regole che noi dovremmo rivolgere lo sguardo. Non dovremmo dimenticarci che nella storia e nella cultura umana nessuna evoluzione, nessuno slancio creativo, ha mai preso forma dentro alle regole. E ogni volta che entriamo in un museo, davanti alle meraviglie che esso ci offre, non dovremmo mai dimenticarci che quegli artisti, quei designer, quegli stilisti, si sono conquistati un posto nella storia non perché sono stati fedeli agli schemi e alle regole ma anzi perché hanno buttato all'aria qualcosa, perché hanno avuto il coraggio e l'imprudenza di proiettarsi al di là delle norme e delle convenzioni della loro epoca e di avventurarsi dentro territori inesplorati. Non vorrei che tutto questo suonasse sprezzante verso chi sta pensando al museo del design e a quello della moda, anzi voglio proporre loro una sfida ancora più grande: progettare un museo che non chiuda fuori dalla porta l'energia creativa con la sua natura inevitabilmente sregolata. Un museo che ci mostri non soltanto quello che già è stato creato ma anche quello che si sta creando dal vivo, nelle zone di frontiera, dove oggi agiscono quei designer e quegli stilisti che un domani verranno considerati maestri degni di stare in un museo.