19-Nov-2005 Avvenire ROMA. Una «ragionevole liberalizzazione» nella gestione di musei e monumenti, ma senza svendite. Con la conferma esplicita che la regola del silenzio-assenso della pubblica amministrazione non vale nel campo dei beni culturali e paesaggistici: è quanto emerge dal decreto legislativo in materia, approvato ieri dal Consiglio dei ministri. Il provvedimento corregge e integra il codice dei Beni culturali in base all'esperienza dei primi 18 mesi di applicazione. La modifica più importante riguarda l'articolo 115 della normativa, con la possibilità di affidare la valorizzazione di Beni culturali a soggetti privati, qualora non sia praticabile attraverso strutture pubbliche. In sostanza, il testo prevede l'istituzione di apposite fondazioni a partecipazione mista (da una parte i privati, dall'altra il ministero dei Beni culturali) e la sottoscrizione di un contratto di servizio, con una serie di poteri riconosciuti al ministero stesso. Nessuna svendita o privatizzazione selvaggia, ha tenuto a precisare il ministro Rocco Buttiglione: «II modello che si sta cercando di costruire è un modello misto pubblico-privato. L'offerta turistica del nostro Paese deve essere sole, mare e beni culturali. In Italia abbiamo 3.500 musei: una rete parcellizzata che va valorizzata. Non è una riforma ultraliberista ha proseguito Buttiglione - ma solo una ragionevole liberalizzazione, in quanto non tocca la tutela e la garanzia del patrimonio bensì esclusivamente il settore dei servizi esecutivi ed esclude finalità di lucro con lo strumento delle fondazioni. Merita perciò di essere valutata in modo equanime». Per evitare abusi a discapito del patrimonio artistico e ambientale, poi, è ribadita «l'inapplicabilità ai Beni culturali e paesaggistici del meccanismo del silenzio-assenso» e formalizzata la fine «della fase emergenziale, di natura transitoria, che pur non avendo dato luogo a effetti pratici, aveva ingenerato equivoci nella pubblica opinione». Le restanti norme introdotte dal decreto legislativo approvato ieri a Palazzo Chigi sono piuttosto "tecniche" e riguardano, tra l'altro, la valorizzazione delle collezioni di monete «d'interesse numismatico» senza diminuire la tutela del mercato di settore.
Beni culturali, anche i privati nella gestione
Il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto legislativo che liberalizza la gestione dei musei e dei monumenti, ma senza svendite. La normativa corregge e integra il codice dei Beni culturali e prevede la possibilità di affidare la valorizzazione di Beni culturali a soggetti privati. Il modello previsto è misto pubblico-privato, con l'istituzione di fondazioni a partecipazione mista e la sottoscrizione di contratti di servizio. Il ministro Rocco Buttiglione ha precisato che il modello non è ultraliberista, ma solo una ragionevole liberalizzazione, che non tocca la tutela del patrimonio bensì esclusivamente il settore dei servizi esecutivi.
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