LA vista è di quella da togliere il fíato: San Pietro, via della Conciliazione, il Tevere e, più avanti, il centro di Roma e il Gianicolo. Cinquanta metri quadrati in tutto: cucina, bagno e camera da letto. Da usare all'occorrenza anche per sbrigare qualche pratica. Era l'appartamento della ex direttrice di Castel Sant'Angelo, Germana Aprato, e aveva una caratteristica unica: era costruito direttamente «dentro» Castel Sant'Angelo. Ed era stato pagato con i soldi del ministero dei Beni culturali, circa 250 mila euro, utilizzando i fondi destinati a rafforzare le misura di sicurezza all'interno del complesso monumentale. Almeno questo ha sostenuto nei giorni scorsi il pubblico ministero Roberto Cucchiari, che in udienza ha chiesto la condanna a un anno e otto mesi per la funzionaria, oltrechè per il titolare delia ditta che aveva eseguito i lavori e per l'architetto che li aveva progettati. I fatti accertati dalla Procura di Roma risalgono al 2002, quando la direttrice Germana Aprato, residente in Umbria, si rese conto di avere la necessità di un domicilio nella capitale.
Castel S. Angelo nelle mura la casa dell'ex direttrice
LA vista è di quella da togliere il fíato: San Pietro, via della Conciliazione, il Tevere e, più avanti, il centro di Roma e il Gianicolo. Cinquanta metri quadrati in tutto: cucina, bagno e camera da letto. Da usare all'occorrenza anche per sbrigare qualche pratica. Era l'appartamento della ex direttrice di Castel Sant'Angelo, Germana Aprato, e aveva una caratteristica unica: era costruito direttamente dentro Castel Sant'Angelo. Ed era stato pagato con i soldi del ministero dei Beni culturali, circa 250 mila euro, utilizzando i fondi destinati a rafforzare le misura di sicurezza all'interno del complesso monumentale. Almeno questo ha sostenuto nei giorni scorsi il pubblico ministero Roberto Cucchiari, che in udienza ha chiesto la condanna a un anno e otto mesi per la funzionaria, oltrechè per il titolare delia ditta che aveva eseguito i lavori e per l'architetto che li aveva progettati. I fatti accertati dalla Procura di Roma risalgono al 2002, quando la direttrice Germana Aprato, residente in Umbria, si rese conto di avere la necessità di un domicilio nella capitale.
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