«Il patrimonio artistico e archeologico dell'antica Mesopotamia sta rischiando di subire danni irreversibili: e tutto sta avvenendo sotto gli occhi complici dbgli americani, nonostante le promesse di Powell». A lanciare questa forte accusa è il professor Giovanni Pecttinato, ordinario di Assirologia alla Sapienza e da anni impegnato in ricerche nell'antico vicino Oriente. A suo avviso, gli americani avrebbero potuto fare di più per i beni artistici e archeologici? "Non è solo una mia opinione. Sono in contatto quotidiano con la direttrice del Museo archeologico di Bagdad e con il direttore del Servizio delle antichità iracheno: la loro accusa è precisa. L'esercito americano non solo non fa nulla per impedire il trafugamento di pezzi pregiati, ma alcuni marines si sarebbero appropriati per pochi dollari di oggetti di grande significato e di grande valore». Questo sarebbe grave, se fosse provato. Cosa ci può dire di più? «Sono in pochi a sapere che, poco prima di questa guerra, negli Stati Uniti si è promulgata una normativa che prevede pene più morbide e solo pecuniarie a chi venga sorpreso a trafugare certi oggetti d'arte. Inoltre, provi a ragionare: un povero iracheno, stremato dalla fame, dovrebbe cercare del cibo prima di spogliare un museo. Non saprebbe che farsene di oggetti storici se non trovasse a chi venderli, o i canali giusti dove piazzarli. In realtà il grande mercato clandestino si è messo in moto: ci sono in gioco affari per milioni di dollari». Cosa pensate di fare voi studiosi, ormai da decenni impegnati in Medio Oriente tra mille difficoltà? «Abbiamo presentato a più riprese all' Unesco (l'Onu dei beni culturali che ha sede a Parigi) documenti dettagliati che intendono sensibilizzare i politici sulla gravità della situazione. Ma non c'è niente da fare: l'Unesco è un'associazione in mano agli americani, che, pur non pagando da anni la loro quota, prendono da soli le decisioni più importanti». Quali sono le strutture già danneggiate e quali rischiano di più? «Senza dubbio i grandi siti nel sud, tra cui Ur, famosa perché da lì partì Abramo. Il peggio potrebbe capitare a Babilonia: le strutture sono delicate e basta poco a distruggerle. A Bagdad sono in pericolo tutti i grandi spazi museali. Molto critica è la situazione del Museo archeologico, quotidianamente devastato». A proposito del Museo archeologico, il suo collega dell'Università di Torino, Gullini, ha detto che le stime dei responsabili del Museo sono fasulle: non possono venire trafugati in due giorni 170.060 reperti. Qual è la sua opinione? «Non sono d'accordo con GulIini: la direttrice del museo archeologico è una persona competente, responsabile e l'unica ad avere il polso della situazione. La cifra non deve impressionarci: solo i sigilli e le tavolette inventariate sono ben oltre 100.000». Il governo italiano quali interventi concreti può operare? «Oltre a mandare i carabinieri, dovrebbe organizzare o quanto meno finanziare spedizioni di studiosi, di specialisti (archeologi, architetti, restauratori) per appoggiare il restauro e in alcuni casi la ricostruzione di strutture gravemente danneggiate».
1942003 - Saccheggio made in Usa
Il patrimonio artistico e archeologico dell'antica Mesopotamia è in pericolo a causa della guerra e del traffico di oggetti di valore. Il professor Giovanni Pecttinato, ordinario di Assirologia alla Sapienza, accusa gli americani di non fare abbastanza per proteggere i beni culturali. Secondo lui, gli americani avrebbero potuto fare di più per impedire il trafugamento di oggetti pregiati e alcuni marines si sarebbero appropriati di oggetti di grande valore. Il professor Pecttinato sostiene che il grande mercato clandestino si è messo in moto e che ci sono in gioco affari per milioni di dollari. Ha presentato documenti all'Unesco per sensibilizzare i politici sulla gravità della situazione, ma non c'è niente da fare.
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