3,9 milioni I FINANZIAMENTI del Comune, nel triennio 2003-2005, ai 14 teatri convenzionati; 575 mila euro, nel 2004, sono andati alle orchestre 6,7 milioni IL CONTRIBUTO concesso dal Comune, nel 2004, al Teatro alla Scala. Il Piccolo Teatro è finanziato con 4,3 milioni di euro Dopo il Modello Milano sulla sicurezza, arriva il Modello Milano per i teatri. Non è una novità. Esiste da 15 anni. Ma sembra aver dato i suoi frutti. Almeno a sentire la platea di professionisti che si è riunita ieri a Palazzo Marino per il convegno «I numeri del teatro». La ricetta milanese è semplice: si chiama convenzione. Soldi pubblici che il Comune garantisce a 14 teatri milanesi (oltre chiaramente al Piccolo Teatro) in base a due criteri: la storicità e il raggiungimento di obiettivi economico-gestionali. In altre parole, non finanziamenti a pioggia, ma - almeno in parte - legati ai risultati conseguiti. Migliori i risultati, maggiori i finanziamenti. Peggiori i risultati, peggiori i finanziamenti. Nel triennio 2003-2005 il Comune ha stanziato 3 milioni e 919mila euro. «E per il 2006 - annuncia l'assessore alla Cultura, Stefano Zecchi - abbiamo deciso di rinnovare le convenzioni. Per un anno perché non vogliamo impegnare la futura amministrazione e perché il tempo che ho a disposizione per migliorare questo tipo di provvedimento non ce l'ho». Non solo. Zecchi prende ad esempio il Modello milanese sui teatri come antidoto ai tagli del Fus, il fondo unico dello spettacolo: «II sistema del Fus deve essere rivisto. Non è possibile che dai finanziamenti si esca solo quando si è morti. Credo che il Fus debba imitare il modello milanese che prevede i finanziamenti correlati al raggiungimento di certi obiettivi qualitativi. È necessario che si riguardino le quote di finanziamento previste». Critici i Ds con la consiglie-ra comunale, Marilena Adamo: «Mentre le altre grandi città italiane sono impegnate insieme alle Regioni e al mondo del teatro e dello spettacolo a limitare per quanto possibile i danni della Finanziaria, e soprattutto il taglio del Fus, Milano per bocca del suo assessore avalla sostanzialmente quei tagli, sostenendo con nonchalance che il sistema va rivisto». E poi ricorda che la convenzione con i teatri è stata varata dall'assessore Carrubba: «Che si è dimesso proprio in seguito ai forti contrasti col sindaco e con la giunta, non solo sulla vicenda della Scala, ma anche per i continui tagli al settore cultura». Al di là delle polemiche, ieri la giornata è servita per farsi un'idea dei «numeri» dei teatri milanesi, per capire su quali leve intervenire e con quali prospettive. La ricerca è dello Sda Bocconi. Il pubblico: femminile al 60 per cento, milanese al 60 per cento, diplomato o laureato all'80 per cento. La media è di 40 anni. Per gli spettacoli di prosa classica le sale sono piene al 40 per cento. Per la prosa contemporanea al 50. Il costo medio di una produzione per un titolo di prosa classica è di 54mila euro. Per prosa di ricerca 27mila. Per prosa contemporanea tra i 5115 euro e gli 82mila. Il ricavo di produzione massimo per un titolo di prosa classica 240mila euro. Tra il 2002 e il 2004 l'incidenza dei contributi si è ridotta per più della metà dei soggetti, a fronte di incassi che vanno dal 14,27 al 60,76 per cento. Aumentano le sponsorizzazioni e aumentano le entrate non caratteristiche fino al massimo del 25,12 per cento delle entrate.