IL TEMPO 17-11-2005 IL PROF. Salvatore Settis su Repubblica lancia alti lai attribuendo al governo un progetto di radicale privatizzazione dei beni culturali che è lungi dalle mie intenzioni e lungi dalle intenzioni di questo governo. Il prof. Settis, che è consulente del ministero che dirigo, sa bene quali sono gli orientamenti del ministro in questa materia. L'Italia deve andare verso un modello misto pubblico-privato che sappia utilizzare l'intervento pubblico come leva per far scattare l'interesse e gli investimenti del privato nel pubblico. Lo Stato ha il compito di provvedere alla tutela dei beni culturali e alla loro conservazione. Le Regioni si devono occupare invece della valorizzazione, e in questa valorizzazione può intervenire il privato. Il modello americano è una cosa differente. Nel modello americano si dice: i musei si autosostengono attraverso i biglietti dei visitatori, attraverso i servizi aggiuntivi e i servizi privati. Questo è vero se si ammette che negli Stati Uniti come privati vengono considerati anche i comuni e i governi federati. Coloro che propongono il modello americano omettono però di dire che gli Stati Uniti sono un paese con una pressione fiscale molto bassa: il cittadino americano paga poche tasse ma sa che deve pagarsi in proprio sanità, educazione e cultura. I musei americani, per di più, hanno ingenti patrimoni accumulati nel corso di decenni, e talora secoli, e con il reddito di tali patrimoni sostituiscono l'intervento dello Stato. NOI NON vogliamo riprodurre in Italia il modello americano. Riteniamo però che bisogna andare verso un modello pubblico-privato in cui il privato sia invitato ad investire di più nel settore dei beni culturali, anche perché l'Italia è una nazione con un tale patrimonio e con tali oneri di custodia e conservazione che è impossibile farvi fronte soltanto con il contributo statale. Il modello cui tendiamo è dunque un modello misto. Queste cose il prof. Settis le sa benissimo, anche perché è un consulente del Ministero per i Beni e le attività culturali. Il documento che egli critica non esprime il punto di vista del Ministro per i Beni culturali, non esprime nemmeno quello del sottosegretario Letta, è semplicemente un interessante, anche se un po' paradossale, contributo ad una discussione interna proveniente da un alto funzionario della Presidenza del Consiglio. Il prof. Settis ha sentito più di una volta il ministro dire che i beni culturali non esistono innanzitutto per attirare turisti, la funzione culturale dei beni culturali è di provocare l'emozione estetica, cioè dilatare i confini dell'anima di coloro che a essi hanno accesso, per ripetere l'espressione di un poeta romantico dell' Ottocento. I beni culturali hanno la specifica funzione di alimentare la memoria storica soprattutto in una fase di crisi delle ideologie; gli nomini che si interrogano sulla propria identità si rivolgono alla storia e i beni culturali sono i documenti della storia che ci informano sui modi di essere, sui valori, sugli atteggiamenti fondamentali delle generazioni che ci hanno precedute. Sicuramente i beni culturali hanno anche una funzione economica e da un certo punto di vista è vero che essi sono una grande ricchezza economica della nazione: in una fase storica in cui il turismo tradizionale basato solo su terra-mare-sole-montagna entra in crisi perché queste cose le hanno anche altri paesi e a costi mollo inferiori ai nostri, l'offerta turistica italiana si salva solo se è capace di articolare un'offerta che oltre al sole e al mare abbia in più i beni culturali: in questo settore infatti noi abbiamo un primato indiscusso nel mondo. Il turismo in generale ha avuto anche nell'ultima stagione una qualche battuta d'arresto, ma il turismo culturale è invece in piena fioritura; quando il terrorismo islamico sarà stato, fortunatamente, battuto e i paesi sull'altra sponda del Mediterraneo potranno svolgere compiutamente la loro forza turistica, sarà ancora più importante per l'Italia disporre di questa offerta turistica integrata. Si comprende l'importanza dei beni culturali da un punto di vista economico se si considerano i flussi turistici che essi attivano, ma va anche detto che questi flussi si riflettono solo in modo molto parziale nei servizi aggiuntivi e nelle biglietterie di musei e siti archeologici Insomma, il prof. Settis ha sbagliato bersaglio. Lo invitiamo a mettere da parte non necessari furori per dare, da par suo, un contributo serio e costruttivo all' elaborazione di una politica dei beni culturali. All'Italia, per fare questo, serve che ci si elevi in qualche misura al di sopra del contrasto fra le parti politiche e si stia al di sopra di un superficiale qualunquismo: se non altro, è necessario farlo perché si tratta di un patrimonio che appartiene a tutti gli italiani.