Dietro ogni ritrovamento c'è sempre una trattativa coni ladri NEWYORK. John Richardson è stato amico personale di Picasso prima di diventarne biografo e massimo esperto. In questi ultimi anni ha visto scomparire moltissime sue opere («ne ho perso il conto, ma fortunatamente sono pochissimi gli autentici capolavori») e ha assistito al tentativo di recupero da parte di amici, collezionisti ed istituzioni culturali. «La prima cosa da sfatare è che quando un'opera viene ritrovata non si deve al caso o alla disperazione del ladro che se ne sbarazza dopo aver tentato di smerciarla. Ed è bassa anche la percentuale di ritrovamenti ad opera delle forze dell'ordine». Di cosa si tratta allora? «Di una consegna avvenuta a seguito di un pagamento di riscatto. Non si tratta mai di furti ma di "rapimenti". Ovviamente non troverà nessuno disposto ad ammetterlo, e chi paga è di norma la compagnia assicuratrice. Perfino Douglas Cooper riuscì a riappropriarsi di due splendidi Picasso del periodo cubista, mentre Roland Penrose, che era nel consiglio dei Lloyds, rifiutò a lungo di trattare con i ladri dopo un furto di alcuni Leger, ma i soci lo convinsero a mettere da parte ogni scrupolo etico, e le opere riapparvero miracolosamente». La lista che ha diffuso l'Fbi è impressionante. «Certo, ma a me è sembrata anche incompleta. Ho sentito parlare di un teorico museo che si potrebbe allestire con queste opere, ma è un argomento che rifiuto».