II vostro giornale continua in questi giorni a darci notizia del procedere del cantiere dell'Ara Pacis e da tanto tempo colleziono gli articoli e le lettere su questo tema. L'interesse nasce, in par te, per l'amore per questa città e, in par te, perché amante di romanzi gialli. In fatti, da quando l'ex sindaco Rutelli in caricò, motuproprio, Richard Meier di operare in piazza Augusto Imperato re, noi romani stiamo assistendo alla storia di un «delitto» in cui c'è un man dante, un esecutore incolpevole per ché non è colpa sua se non aveva gli strumenti storici e culturali per affrontare un tale compito, una vittima che è questa parte di città e tanti muti testimoni di questo scempio. I ritocchi e le modifiche che la commissione Benevolo sta pietendo dall'architetto d'oltre Atlantico non salveranno un progetto nato male e non basterà la ricerca del Porto di Ripetta a dare dignità a una operazione che potrà confrontarsi coi disastri urbanistici del passato regime di cui la piazza dell'Augusteo è uno dei massimi esempi; ma se errare è umano, perseverare è diabolico. Unisco la mia voce a quella di Vittorio Sgarbi che, per primo, ha espresso la sua opinione contraria, a quella degli architetti dell'Università di Roma che, final mente, hanno segnalato al ministro dei Beni Culturali e al sindaco l'opportunità che «il quarto lato di piazza Augusto Imperatore non venga occupato». Se posso dire la mia, l'Ara Pacis andrebbe ricoverata all'interno del mausoleo di Augusto ed il lungotevere andrebbe interrato; in tal caso si potrebbe ricostituire l'unità e l'ariosità del rapporto con il Tevere del Porto di Ripetta e delle chiese di San Rocco e San Girolamo.