Con le nomine varate dall'assemblea dei soci fondatori è quasi completo il nuovo consiglio d'amministrazione del Teatro alla Scala; rimangono, rispetto al cda uscente, il sindaco Albertini (per statuto, e fino all'elezione del successore), Bruno Ermolli (indicato dalla camera di commercio) e l'ex rettore della Bocconi Carlo Secchi, indicato però, con un giro di valzer, non più dal governo ma dalla regione Lombardia. New entries sono i rappresentanti dei privati: Paolo Scaroni (ad Eni, al posto di Vittorio Mincato), Francesco Micheli (Pirelli, al posto di Marco Tronchetti Provera) e Renato Ravasio (segretario generale Cariplo, al posto di Fedele Confalonieri). Manca ancora il rappresentante governativo, posto per il quale si fa il nome di Salvatore Nastasi, attuale direttore generale per lo spettacolo dal vivo nonché commissario al teatro del Maggio Musicale Fiorentino; e c'è poi l'incognita di un possibile allargamento ope legis del cda da sette a nove membri, che consentirebbe l'ingresso della provincia nella fondazione Scala. È un cda low profile rispetto al precedente, per la sparizione dei grandi nomi del capitalismo italiano; e c'è anche, incredibile a dirsi, qualcuno che si è già occupato di musica, il presidente del conservatorio Micheli, finanziere proveniente da una famiglia di musicisti. Se si considera che in passato le sorti della Bicocca, area di proprietà Pirelli, hanno condizionato tutte le scelte sul trasloco della Scala agli Arcimboldi, il passo indietro di Tronchetti e l'arrivo di un vero appassionato, indicato proprio dalla Pirelli, segna forse un passo avanti per il teatro. Non tutti i nuovi nomi entusiasmano, ma un commento si può anticipare: difficilmente il nuovo cda opererà peggio del precedente. Se gli ultimi anni della Scala sono stati attraversati da una crisi che ha portato a uno scontro lacerante fra sovrintendente, direttore musicale e lavoratori del teatro, la responsabilità è stata anche dei grandi manager e delle loro decisioni ondivaghe: hanno intrecciato strettamente gli interessi del teatro alle proprie convenienze, privilegiando queste ultime, e anche per questo hanno investito su una politica dell'immagine più che su un vero progetto culturale. Emblematico il caso di Confalonieri, che ha puntato tutto sull'immagine di Riccardo Muti; dopo le forzate dimissioni del maestro dal teatro, ha lasciato il cda nonché la presidenza della Filarmonica della Scala, e ora, dopo 23 anni, ha cancellato i concerti della Filarmonica da Rete4, per seguire ancora i nuovi concerti di Muti, con l'orchestra Cherubini. Il nuovo cda sarà circospetto, almeno fino all'elezione del nuovo sindaco, che per la prima volta da lustri potrebbe venire dall'attuale opposizione. Dunque il nuovo sovrintendente Lissner verrà subito riconfermato - forse già sabato, alla seduta di insediamento del cda -e, almeno per il momento, avrà l'appoggio di cui ha bisogno e che finora merita pienamente.
La ScalaNuovo CdA. Comunque vada
Il nuovo consiglio d'amministrazione del Teatro alla Scala è quasi completo. Il sindaco Albertini, Bruno Ermolli, Carlo Secchi e i rappresentanti dei privati Paolo Scaroni, Francesco Micheli e Renato Ravasio sono stati nominati. Manca ancora il rappresentante governativo, che potrebbe essere Salvatore Nastasi. Il cda è composto da sette membri, ma potrebbe essere allargato a nove. Il nuovo consiglio è considerato "low profile" rispetto al precedente, con la mancanza di grandi nomi del capitalismo italiano. Il presidente del conservatorio Micheli è un finanziere proveniente da una famiglia di musicisti.
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